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		<title>360°+1</title>
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		<title>Alla ricerca del verde perduto</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 20:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valeand</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Gli afragolesi da qualche tempo stanno riscoprendo la bellezza di passeggiare a piedi o fare attività sportiva in un luogo pieno di verde, senza essere infastiditi da motorini o automobili. Fin qui niente di strano, anzi, finalmente si sta riscoprendo un&#8217;abitudine sana e costruttiva, da  troppo tempo messa al bando dalla cittadinanza stessa. L&#8217;anomalia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=valeand.wordpress.com&blog=4332725&post=388&subd=valeand&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a rel="attachment wp-att-389" href="http://valeand.wordpress.com/2009/11/11/alla-ricerca-del-verde-perduto/municipio_afragola/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-389" title="Municipio_Afragola" src="http://valeand.files.wordpress.com/2009/11/municipio_afragola.jpg?w=300&#038;h=225" alt="Municipio_Afragola" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Gli afragolesi da qualche tempo stanno riscoprendo la bellezza di passeggiare a piedi o fare attività sportiva in un luogo pieno di verde, senza essere infastiditi da motorini o automobili. Fin qui niente di strano, anzi, finalmente si sta riscoprendo un&#8217;abitudine sana e costruttiva, da  troppo tempo messa al bando dalla cittadinanza stessa. L&#8217;anomalia sta nel fatto che le persone sono costrette a spostarsi nel Comune di Cardito, più precisamente nella villa comunale costruita qualche anno fa. Afragola potenzialmente ha lo spazio per creare zone verdi adatte ad ospitare mamme con passeggini, sportivi, ragazzi, ed adulti che vogliono passare qualche ora evitando lo smog del centro. Le istituzioni afragolesi sembrano cieche dinnanzi a questa esigenza impellente dei cittadini, si pensa solo a sistemare nuovi centri commerciali ed attività utili ad un numero ristretto di persone. Ci sono, all&#8217;interno della città, luoghi  praticamente già pronti per diventare spazio verde a disposizione di tutti, come quello situato alle spalle dello stadio comunale “Luigi Moccia”, dove era iniziato il progetto per il polo per i servizi alle imprese. In quella zona, intorno all&#8217;edificio che dovrebbe ospitare la sede del polo, era stato predisposto uno spazio con un prato e un marciapiede per passeggiare senza l&#8217;incubo delle automobili. Purtroppo il progetto si è arenato e l&#8217;area è stata lasciata all&#8217;incuria ed alle intemperie senza essere completata. Oggi chi costeggia questo spazio può notare solo erbacce e rifiuti gettati ovunque: inoltre erano state inserite delle lastre in plexiglass colorate che sono state distrutte da atti vandalici.<span id="more-388"></span> Oltre a questo spazio, il Comune potrebbe ripristinare a breve l&#8217;ordine e la pulizia della pineta comunale, chiudendo i cancelli ai motorini e soprattutto ripensando l&#8217;arredo urbano dell&#8217;area. Gli spazi verdi sono un elemento indispensabile per la crescita e lo sviluppo del grado di civiltà e socializzazione della cittadinanza, sono luoghi formativi e di aggregazione per i giovani, i quali, troppo spesso sono vittime di pessime abitudini instaurate negli anni passati. La costruzione di un&#8217;area verde attrezzata, di uno spazio tranquillo e sicuro per i bambini più piccoli potrebbe facilitare e rallegrare la loro giornata e quella delle loro mamme. La costruzione di piste ciclabili nei pressi degli spazi verdi potrebbe inoltre ridurre i rischi per i tanti ragazzini che vanno in bicicletta e che in strada rischiano costantemente di farsi male. La cittadinanza non è restia a questo tipo di strutture, la villa comunale di Cardito ne è l&#8217;esempio. Afragola ha un micro spazio verde attrezzato per i più anziani di fronte al parco S.Antonio, e come si può notare, quest&#8217;area è sempre piena di gente. E&#8217; troppo poco: Afragola, come Casoria, ha bisogno di molti più spazi per consentire alle persone di non rinchiudersi in casa e di poter respirare un po&#8217; di aria più sana e un clima più disteso. Questo atteggiamento di cecità da parte della politica su questi problemi ha creato con il tempo un paradosso: le cittadine del nord, piovose e fredde, hanno a disposizione parchi verdi e piste ciclabili per muoversi, noi che abbiamo la fortuna di un clima mite e generoso di belle giornate tendiamo a rinchiuderci nelle mura domestiche. Tutto questo, con il tempo, ha portato al degrado sociale e civile che si presenta quotidianamente ai nostri occhi, ad una situazione di stallo che la nostra politica locale cavalca e su cui si adagia. Afragola in questo periodo sta vivendo il dramma degli abbattimenti e del mancato servizio di raccolta differenziata; questi gravissimi problemi non possono essere usati come alibi per ritardare o far saltare  uno sviluppo semplice, fatto appunto da interventi leggeri ed agili, che consentirebbero una miglior vivibilità dello spazio cittadino.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;">Gli afragolesi da qualche tempo stanno riscoprendo la bellezza di passeggiare a piedi o fare attività sportiva in un luogo pieno di verde, senza essere infastiditi da motorini o automobili. Fin qui niente di strano, anzi, finalmente si sta riscoprendo un&#8217;abitudine sana e costruttiva, da  troppo tempo messa al bando dalla cittadinanza stessa. L&#8217;anomalia sta nel fatto che le persone sono costrette a spostarsi nel Comune di Cardito, più precisamente nella villa comunale costruita qualche anno fa. Afragola potenzialmente ha lo spazio per creare zone verdi adatte ad ospitare mamme con passeggini, sportivi, ragazzi, ed adulti che vogliono passare qualche ora evitando lo smog del centro. Le istituzioni afragolesi sembrano cieche dinnanzi a questa esigenza impellente dei cittadini, si pensa solo a sistemare nuovi centri commerciali ed attività utili ad un numero ristretto di persone. Ci sono, all&#8217;interno della città, luoghi  praticamente già pronti per diventare spazio verde a disposizione di tutti, come quello situato alle spalle dello stadio comunale “Luigi Moccia”, dove era iniziato il progetto per il polo per i servizi alle imprese. In quella zona, intorno all&#8217;edificio che dovrebbe ospitare la sede del polo, era stato predisposto uno spazio con un prato e un marciapiede per passeggiare senza l&#8217;incubo delle automobili. Purtroppo il progetto si è arenato e l&#8217;area è stata lasciata all&#8217;incuria ed alle intemperie senza essere completata. Oggi chi costeggia questo spazio può notare solo erbacce e rifiuti gettati ovunque: inoltre erano state inserite delle lastre in plexiglass colorate che sono state distrutte da atti vandalici. Oltre a questo spazio, il Comune potrebbe ripristinare a breve l&#8217;ordine e la pulizia della pineta comunale, chiudendo i cancelli ai motorini e soprattutto ripensando l&#8217;arredo urbano dell&#8217;area. Gli spazi verdi sono un elemento indispensabile per la crescita e lo sviluppo del grado di civiltà e socializzazione della cittadinanza, sono luoghi formativi e di aggregazione per i giovani, i quali, troppo spesso sono vittime di pessime abitudini instaurate negli anni passati. La costruzione di un&#8217;area verde attrezzata, di uno spazio tranquillo e sicuro per i bambini più piccoli potrebbe facilitare e rallegrare la loro giornata e quella delle loro mamme. La costruzione di piste ciclabili nei pressi degli spazi verdi potrebbe inoltre ridurre i rischi per i tanti ragazzini che vanno in bicicletta e che in strada rischiano costantemente di farsi male. La cittadinanza non è restia a questo tipo di strutture, la villa comunale di Cardito ne è l&#8217;esempio. Afragola ha un micro spazio verde attrezzato per i più anziani di fronte al parco S.Antonio, e come si può notare, quest&#8217;area è sempre piena di gente. E&#8217; troppo poco: Afragola, come Casoria, ha bisogno di molti più spazi per consentire alle persone di non rinchiudersi in casa e di poter respirare un po&#8217; di aria più sana e un clima più disteso. Questo atteggiamento di cecità da parte della politica su questi problemi ha creato con il tempo un paradosso: le cittadine del nord, piovose e fredde, hanno a disposizione parchi verdi e piste ciclabili per muoversi, noi che abbiamo la fortuna di un clima mite e generoso di belle giornate tendiamo a rinchiuderci nelle mura domestiche. Tutto questo, con il tempo, ha portato al degrado sociale e civile che si presenta quotidianamente ai nostri occhi, ad una situazione di stallo che la nostra politica locale cavalca e su cui si adagia. Afragola in questo periodo sta vivendo il dramma degli abbattimenti e del mancato servizio di raccolta differenziata; questi gravissimi problemi non possono essere usati come alibi per ritardare o far saltare  uno sviluppo semplice, fatto appunto da interventi leggeri ed agili, che consentirebbero una miglior vivibilità dello spazio cittadino.</span></p>
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		<title>Il cinema a scuola</title>
		<link>http://valeand.wordpress.com/2009/10/19/il-cinema-a-scuola/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 17:51:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco altri due spot girati insieme ai ragazzi della scuola Virgilio IV di Scampia
Solo quando ballo

I sogni dello zaino

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ecco altri due spot girati insieme ai ragazzi della scuola Virgilio IV di Scampia</p>
<p>Solo quando ballo</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://valeand.wordpress.com/2009/10/19/il-cinema-a-scuola/"><img src="http://img.youtube.com/vi/tQdih9HChkc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>I sogni dello zaino</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://valeand.wordpress.com/2009/10/19/il-cinema-a-scuola/"><img src="http://img.youtube.com/vi/tJJx12m5rFU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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	</item>
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		<title>Spot finalista al Marano Spot Festival 2009</title>
		<link>http://valeand.wordpress.com/2009/10/19/spot-finalista-al-marano-spot-festival-2009/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 17:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valeand</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Girato insieme ai ragazzi della scuola Virgilio IV di Scampia (Na)

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Girato insieme ai ragazzi della scuola Virgilio IV di Scampia (Na)</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://valeand.wordpress.com/2009/10/19/spot-finalista-al-marano-spot-festival-2009/"><img src="http://img.youtube.com/vi/tmFQcGYmBW8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>L&#8217;Italia vista dal mondo: Sant’Ambrogio, l’ultima arma di Dario Fo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 10:27:35 +0000</pubDate>
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Lui, 83 anni si stava dedicando alle lezioni sull’arte drammatica ; lei, 80 anni, è stata europarlamentare. Per il loro ritorno sulla scena, al Teatro Piccolo di Milano, la loro città, Dario Fo e sua moglie, Franca Rame, hanno scelto di reinterpretare la figura del santo fondatore del capoluogo lombardo, in uno spettacolo intitolato Sant’Ambrogio e l’invenzione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=valeand.wordpress.com&blog=4332725&post=377&subd=valeand&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-378" title="fo_rame" src="http://valeand.files.wordpress.com/2009/10/fo_rame.jpg?w=300&#038;h=172" alt="fo_rame" width="300" height="172" /></p>
<p>Lui, 83 anni si stava dedicando alle lezioni sull’arte drammatica ; lei, 80 anni, è stata europarlamentare. Per il loro ritorno sulla scena, al Teatro Piccolo di Milano, la loro città, Dario Fo e sua moglie, Franca Rame, hanno scelto di reinterpretare la figura del santo fondatore del capoluogo lombardo, in uno spettacolo intitolato Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano (dal 6 all’11 ottobre). Ma forse sarebbe meglio dire Milano e l’invenzione di Sant’Ambrogio…</p>
<p>Perché per Dario Fo e sua moglie, che già in passato sono stati bersaglio della Chiesa, Sant’Ambrogio (versi 340-397) non sarebbe altri che l’inventore dell’espressione “solo il furto ha fatto nascere la proprietà privata”. “Un vero e proprio comunista ante litteram”, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/30/Sant_Ambrogio_vero_comunista__co_9_090930085.shtml">come ha rivelato al quotidiano milanese Il Corriere della Sera</a>. Ma per il drammaturgo, instancabile detrattore di Silvio Berlusconi, la cosa più bella è il fatto che alcuni elementi biografici di Sant’Ambrogio riecheggiano un po’ la situazione attuale del presidente del Consiglio, nato a Milano ed ingarbugliato in alcuni scandali privati di cui si rifiuta di ammettere l’esistenza.<span id="more-377"></span></p>
<p>Inventivo, beffardo ed un po’ provocatore, Fo racconta : “Ambrogio ha vissuto una vita straordinaria. Tanto per cominciare, non era né battezzato né prete quando fu  nominato vescovo di Milano. Nato in una famiglia ricca, era un agnostico. Colto, ottimo organizzatore, dotato per le questioni amministrative, arrivò a Milano come Console. Alla morte del vescovo Aussenzio, Ambrogio fu chiamato a fare da arbitro tra diverse fazioni. Ci riuscì così bene che la folla lo nominò vescovo e lo acclamò”.</p>
<p>Un capo della Chiesa eletto dalla sua base: un tema che non poteva non attrarre questo compagno di strada della sinistra italiana. Tanto più che il seguito della storia mantiene le promesse iniziali. Ambrogio, che non voleva quest’onore, organizzò un’orgia per dimostrare di esserne del tutto indegno. Arrestato, si rivolse di nuovo ai Milanesi e confessò le sue colpe.</p>
<p>“È un po’ come se avesse risposto alle domande del quotidiano La Repubblica”, scherza Dario Fo, riferendosi alle domande poste dal quotidiano al capo del governo dopo le rivelazioni sugli scandali. La confessione della colpa gli valse l’assoluzione: “Sei proprio tu che vogliamo,  ribatterono i cittadini. Un uomo che ammette i suoi peccato non è un ipocrita”. Ambrogio si spogliò quindi del suo patrimonio ed accettò l’incarico. Il messaggio è chiaro: il milanese Silvio Berlusconi deve prendere qualche lezione anche dall’inventore di Milano, oltre che dall’inventore di Sant’Ambrogio.</p>
<p>Philippe Ridet (corrispondente da Roma)</p>
<p>Da LeMonde.fr, 03/10/2009, ore 18,26</p>
<p>Traduzione Carmine Valentino</p>
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		<title>L&#8217;Italia vista dal mondo: Il Parlamento italiano approva un controverso provvedimento di amnistia fiscale</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 10:15:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a rel="attachment wp-att-374" href="http://valeand.wordpress.com/2009/10/18/litalia-vista-dal-mondo-il-parlamento-italiano-approva-un-controverso-provvedimento-di-amnistia-fiscale/scudo_fiscale/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-374" title="scudo_fiscale" src="http://valeand.files.wordpress.com/2009/10/scudo_fiscale.jpg?w=300&#038;h=214" alt="scudo_fiscale" width="300" height="214" /></a>Il Sole 24 Ore, il grande quotidiano economico italiano sostenuto dalla Confindustria, ha pubblicato lunedì 5 ottobre una “Guida all’amnistia fiscale”. Che sembra destinata al successo, dopo che, venerdì, il Parlamento ha approvato definitivamente un controverso provvedimento di amnistia. Pagando una tassa del 5%, gli italiani potranno rimpatriare capitali, immobili, titoli finanziari, yacht e gioielli. Inoltre, lo Stato amnistia anche alcuni reati come il falso in bilancio. Gli intermediari finanziari non saranno più obbligati, in caso di sospetto riciclaggio di denaro, ad avvertire le autorità.</p>
<p>« Abbiamo un sacrosanto bisogno di soldi » per la salute e la ricerca, ha spiegato Silvio Berlusconi prima del voto, difendendone il “realismo”, mentre la sinistra, l’Associazione nazionale dei magistrati ed il settimanale cattolico Famiglia Cristiana denunciano “lo Stato mafioso”, un “vergognoso regalo” ai truffatori e un “insulto alle persone oneste”.</p>
<p>La guardia di finanza stima in 300 miliardi di euro l’ammontare dei patrimoni transalpini all’estero, di cui 125 sarebbero in Svizzera (soprattutto nelle banche della zona di Lugano), 86 in Lussemburgo e… 2 miliardi nella Repubblica di San Marino. Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, ha giustificato così il colpo di spugna giudiziario: “Non si poteva correre il rischio che per gli imprenditori fraudolenti, il ricorso all’amnistia fosse sinonimo di un’autodenuncia, che equivarrebbe ad una forma di suicidio”. Secondo la stampa italiana, la frode fiscale è praticata soprattutto dagli abitanti della laboriosa Italia settentrionale.</p>
<p>Durante il primo voto alla Camera, alcuni parlamentari di sinistra avevano abbandonato l’Emiciclo per protestare contro il provvedimento. Alcuni non esitano a definire l’Italia meno virtuosa “del cartello di Medellin”… Giovedì, l’ex giudice Antonio Di Pietro, leader del partito dell’Italia dei Valori, si è travestito da mafioso da operetta (con coppola e sigaro) per denunciare un “assegno in bianco” alla criminalità organizzata. Ironia della sorte, se l’opposizione fosse stata al completo per il voto definitivo di venerdì, avrebbe potuto bocciare il provvedimento.</p>
<p>Resta da sapere quanto esso renderà allo Stato italiano, che è il più indebitato d’Europa. Le due amnistie precedenti (2000 e 2002) avevano fruttato due miliardi di euro. Tremonti si rifiuta di fare previsioni, spiegando che la somma di 300 miliardi di evasione non può essere considerata come base di calcolo. “In questa cifra” ha dichiarato “ sono compresi  fondi prodotti dalle attività criminali che non rientreranno mai in Italia, con o senza amnistia”. Una buona sorpresa per il governo: l’intensificazione della lotta contro l’evasione decisa qualche mese fa ha permesso al fisco di rimettere le mani su quasi 4 miliardi di euro.</p>
<p>Philippe Ridet</p>
<p>Da LeMonde.fr, 05/10/2009, ore 15,41.</p>
<p>Traduzione Carmine Valentino</p>
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		<title>L&#8217;Italia vista dal mondo: Italia, si esasperano le tensioni tra Berlusconi ed i media ribelli</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 10:03:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Decine, se non centinaia di migliaia di manifestanti erano attesi, nel pomeriggio di sabato 3 ottobre in Piazza del Popolo a Roma, per rispondere all’appello “in difesa della libertà d’informazione” lanciato dalla Federazione nazionale della stampa. Erano previste mobilitazioni anche in un’altra dozzina di città italiane ed europee, tra cui Londra, Parigi e Bruxelles.
Per Roberto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=valeand.wordpress.com&blog=4332725&post=369&subd=valeand&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a rel="attachment wp-att-370" href="http://valeand.wordpress.com/2009/10/18/litalia-vista-dal-mondo-italia-si-esasperano-le-tensioni-tra-berlusconi-ed-i-media-ribelli/santoro_travaglio2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-370" title="santoro_travaglio2" src="http://valeand.files.wordpress.com/2009/10/santoro_travaglio2.jpg?w=300&#038;h=196" alt="santoro_travaglio2" width="300" height="196" /></a>Decine, se non centinaia di migliaia di manifestanti erano attesi, nel pomeriggio di sabato 3 ottobre in Piazza del Popolo a Roma, per rispondere all’appello “in difesa della libertà d’informazione” lanciato dalla Federazione nazionale della stampa. Erano previste mobilitazioni anche in un’altra dozzina di città italiane ed europee, tra cui Londra, Parigi e Bruxelles.</p>
<p>Per Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa, che è un sindacato di giornalisti italiani “l’atmosfera si è fatta pesante per il sistema dell’informazione”. La libertà sarebbe in pericolo, come farebbero temere le limitazioni alla pubblicazione di informazioni in materia di procedimenti  giudiziari che il Parlamento si appresta a votare, ma soprattutto i ripetuti attacchi contro i giornali da parte di Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, sempre più impegolato nello scandalo legato alle sue frequentazioni di minorenni e squillo.</p>
<p>Tutto è partito dai sffuoi « inviti », rivolti agli investitori pubblicitari, a boicottare i giornali che danno fastidio, per passare quindi alle ingiurie nei confronti dei giornalisti definiti “farabutti” ed alla decisione di citare in giudizio i quotidiani La Repubblica e L’Unità. Il primo è stato reputato colpevole di aver pubblicato, ogni giorno, dieci domande scaturite dall’interpretazione del caso fatta da Berlusconi e dall’assenza di risposte riguardo alla sua “malattia”, denunciata dalla sua stessa moglie, Veronica Lario. Ma, dopo il crescendo di avvertimenti alla carta stampata di quest’estate, l’autunno si annuncia come un vortice di minacce, volte a mettere in riga le trasmissioni televisive che, dopo la pausa estiva, hanno fatto approfondimenti sullo scandalo.</p>
<p>Come nel caso, giovedì sera, di « Anno Zero », una trasmissione di Rai 2. Il giornalista Michele Santoro &#8211; che già una volta era stato cacciato per volontà di Berlusconi per poi essere reintegrato dalla giustizia &#8211; ha tenuto duro, malgrado gli avvertimenti del Cavaliere. E così, più di sette milioni di telespettatori hanno potuto seguire sui loro teleschermi il racconto di alcune ragazze che rievocavano i cachet ricevuti per passare le loro serate con il presidente del Consiglio. E, per la prima volta, compariva in diretta sugli schermi televisivi italiani Patrizia D’Addario, la squillo che ha trascorso una notte con il Cavaliere prima di essere candidata per una lista berlusconiana al consiglio comunale di Bari. Il momento clou della trasmissione è stato raggiunto quando lei ha affermato che Silvio Berlusconi “sapeva qual era il mio mestiere”, cosa che il Cavaliere ha sempre negato. In un paese in cui il Censis, un istituto di ricerche, spiega che il 70% delle persone formano la propria opinione attraverso la televisione, una trasmissione del genere può avere una certa influenza. Mentre il caso delle squillo e delle minorenni ha fatto il giro del mondo, i telespettatori italiani avevano, fino ad ora, potuto farsene solo una vaga idea. Nel mirino dell’opposizione c’è il direttore del telegiornale di Rai 1, Augusto Minzolini – voluto a ricoprire tale incarico proprio dal Cavaliere &#8211;  che è riuscito nell’impresa di parlarne solo a mezza voce.<span id="more-369"></span></p>
<p>Un silenzio che ormai viene messo in discussione. Una trasmissione satirica di Rai 3 mette in scena, da martedì, una mini-fiction di due minuti, “Lost in WC”, nella quale appaiono due ragazze rinchiuse in quello che è presentato come il bagno di Palazzo Grazioli, la casa romana del Cavaliere. Quest’estate, alcune foto mostravano due ragazze proprio nel bagno vero, in attesa di incontrare il padrone di casa. Per la gioia dei sempre più numerosi telespettatori e per la rabbia del Cavaliere, che si dice “indignato” ma che, innanzitutto, sembra incapace di tappare la falla recentemente apertasi.</p>
<p>Cosa, questa, che concorda con ciò che Silvio Berlusconi ed i suoi da sempre denunciano. Sostengono che la manifestazione di sabato non è altro che “una farsa”. Il vero pericolo verrebbe dalla sinistra, che controlla l’85% dei giornali ed i principali programmi televisivi d’informazione. Per Paolo Gentiloni, responsabile informazione del Partito democratico (centrosinistra): “La crisi economica ha indebolito i giornali e, rispetto al passato, li ha resi più sensibili alle pressioni. Da qui il rischio per la libertà di espressione, tenuto conto anche dell’anomalia costituita da un presidente del consiglio che controlla, direttamente o tramite la sua famiglia, un vero e proprio impero mediatico &#8211; fatto di case editrici, di quotidiani, di periodici e di tre canali televisivi nazionali &#8211;  e che, in qualità di capo del governo, diventa automaticamente anche il referente del servizio televisivo pubblico”. La Rai si è sempre distinta per i suoi profondi legami con il potere, che esso sia di destra o di sinistra. Cosa che il Cavaliere non ha fatto a meno di confermare nei fatti. Resta la questione del conflitto d’interessi: perché la sinistra non ha fato nulla per risolverla?</p>
<p>Paolo Gentiloni non nasconde che si tratti del più grave errore commesso dalla sua parte politica: “Abbiamo avuto, tra il 1997 ed il 1999, con maggioranze solide, la forza e la capacità di far approvare una legge che regolamentasse (i destini dell’audiovisivo pubblico), ma all’epoca abbiamo subordinato tutto al dialogo con Berlusconi, in vista di una riscrittura del sistema istituzionale”. Sono passati più di dieci anni. La questione del conflitto d’interessi non è stata affrontata e la stampa è ormai in pericolo.</p>
<p>Salvatore Aloïse</p>
<p>Da LeMonde.fr, 03/10/2009, ore 16,27.</p>
<p>Traduzione Carmine Valentino</p>
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		<title>L&#8217;Italia vista dal mondo: Il bulletto delle donne</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 10:43:30 +0000</pubDate>
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La libertà di stampa e l’evoluzione dei giornalisti nella lotta per difenderla, e per difendere sé stessi, non sono solo un problema dell’Italia. Qui, semplicemente, nello scontro tra il premier Berlusconi ed il giornale Repubblica, tutto è più teatrale, più sessuale, più appassionante per il pubblico. Chi vincerà? Il potere senza principi o i principi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=valeand.wordpress.com&blog=4332725&post=363&subd=valeand&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a rel="attachment wp-att-364" href="http://valeand.wordpress.com/2009/10/10/litalia-vista-dal-mondo-il-bulletto-delle-donne/berlusconifre/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-364" title="berlusconiFre" src="http://valeand.files.wordpress.com/2009/10/berlusconifre.jpg?w=231&#038;h=300" alt="berlusconiFre" width="231" height="300" /></a></p>
<p>La libertà di stampa e l’evoluzione dei giornalisti nella lotta per difenderla, e per difendere sé stessi, non sono solo un problema dell’Italia. Qui, semplicemente, nello scontro tra il premier Berlusconi ed il giornale Repubblica, tutto è più teatrale, più sessuale, più appassionante per il pubblico. Chi vincerà? Il potere senza principi o i principi senza potere?</p>
<p>Ol’ga Filina</p>
<p>Si definisce superman, toreador ed il miglior premier dell’Italia negli ultimi 150 anni. E definisce la stampa come quel mostro contro cui, all’eroe Berlusconi, tocca combattere.</p>
<p>La stampa è certa che lui sia un corruttore, un mafioso ed un pensionato con la fissazione per il sesso. E che essa sia la vittima innocente dei suoi intrighi.</p>
<p>Così, il conflitto tra l’attuale governo ed i media indipendenti in Italia si abbassa fino a quel livello di polemica nel quale entrano in gioco le offese reciproche. Una situazione senza precedenti per qualsiasi paese europeo. Il giornale di opposizione “La Repubblica” sta concentrando tutte le forze della cultura e dei media stranieri per la battaglia decisiva contro il regime. Il suo appello per la difesa della libertà di stampa in Italia è stato già firmato dal regista Bernardo Bertolucci, dagli attori Michele Placido, Roberto Benigni ed  Adriano Celentano, degli scrittori Alessandro Baricco, Umberto Eco e Roberto Saviano, dal drammaturgo Premio Nobel Dario Fo, ed infine, dal leader del partito dei Verdi dell’Europarlamento Daniel Cohn-Bendit, dal sociologo Zygmund Bauman, ed anche dai giornalisti russi Dmitrij Muratov e Viktor Lošak. “Ogonëk” ha fatto una panoramica sul campo dell’imminente battaglia.</p>
<p><strong>Il Cavaliere e le splendide dame</strong></p>
<p>Che Berlusconi sia superman o no (ed ha convinto i telespettatori della sua Canale 5 che lo è), basta comunque solo il suo nome a far smuovere la comunità giornalistica internazionale. Nel 2006, è bastato che lasciasse la carica di primo ministro, per indurre Freedom House ad innalzare, nel suo annuale “Rapporto sulla libertà di stampa nel mondo”, l’indice dell’Italia da paese “parzialmente libero” a paese “libero”. Ed è normale che, quando si è ristabilito al potere, l’indice dell’Italia abbia iniziato a cadere precipitosamente. Se nel 2008, l’Italia, con i suoi media, si manteneva ancora al 65° posto, in coda tra i paesi “liberi”, nel 2009 è crollata di nuovo tra quelli “parzialmente liberi”, al 73° posto, esattamente tra il Sudafrica e le Samoa. E, quasi nello stesso momento, la Federazione internazionale dei giornalisti (International Federation of Journalists) ha esortato tutti i suoi simpatizzanti a preoccuparsi “per la vendetta che Berlusconi ha dichiarato ai media nazionali e stranieri, come risposta alle notizie sulla sua controversa vita privata”.</p>
<p>In generale stupisce il fatto che Berlusconi –  dall’alto della sua esperienza in materia di querele – non abbia ancora condannato la Federazione per l’epiteto “controversa”. Questo perché, a quanto pare, è ormai stanco di spiegare che lui non ha problemi ma, al contrario “la maggioranza degli italiani, nel profondo dell’anima, vuole essere come me, ed in me vede sé stessa” (da un’intervista rilasciata ad uno dei “suoi” canali televisivi). Questa comoda convinzione permette perfino al premier di non respingere gran parte delle accuse che gli vengono avanzate, ma semplicemente di ritoccarne il quadro.</p>
<p>Non nega, ad esempio, di aver tradito sua moglie Veronica Lario, ricordando brevemente che “non è un santo”. Si limita soltanto a spostare i toni, come ha fatto, per esempio, in occasione della conferenza stampa successiva al vertice italo – spagnolo: “ Non ho pagato neanche una lira, neanche un euro per fare sesso. Per chi ama sedurre e conquistare, il piacere più grande sta proprio nella conquista. E se si paga, dico io, che piacere c’è?”. Del resto, è molto probabile che il primo ministro abbia detto la pura verità: dopotutto, Patrizia D’Addario, la ragazza escort che ha pubblicato le registrazioni dei suoi colloqui intimi con Berlusconi, non ha effettivamente preso soldi da lui. In un intervista al giornale francese “Le Journal du dimanche”, lei ha dichiarato che a darle mille euro sarebbe stato l’imprenditore Giampaolo Tarantini, che avrebbe voluto in questo modo far piacere al premier. Lo stesso “Cavaliere” (che in russo si può tradurre anche con “Rycar’”) le ha offerto soltanto un posto all’Europarlamento. Niente soldi, appunto. L’ultimo scandalo con la giovane modella Noemi Letizia ha sollevato un grosso clamore, ma anch’esso si è impantanato su alcuni particolari. Sì, il premier le ha regalato, per i suoi 18 anni, una collana dal valore di 5000 euro. Sì, la moglie Veronica Lario ha chiesto il divorzio perché suo marito “frequenta le minorenni”. Ma sia la stessa Noemi che i suoi genitori negano una relazione intima con Berlusconi, e non c’è ancora nessuna possibilità di portare questo dibattito più in là delle semplici speculazioni. Neanche le clamorose rivelazioni di Giampaolo Tarantini &#8211; che, davanti ai giudici della città di Bari, ha parlato dei suoi “servizi” al premier ed ha fatto i nomi di trenta ragazze &#8211;  sono riuscite ad intaccare la retorica di Berlusconi: quel che più sorprende, è che queste non abbiano influito, se non in maniera irrisoria, sulla sua popolarità nel paese.<span id="more-363"></span></p>
<p><strong>Il sultano e gli scarafaggi</strong></p>
<p>Al momento il risultato più evidente del dibattito in atto sulla stampa, riguardo alla vita privata del premier, è rappresentato dalle azioni giudiziarie intentate da Berlusconi. Nelle quali si sono imbattuti i giornali di opposizione L’Unità e  La Repubblica. Il primo è stato accusato di aver scritto dell’abitudine del premier di distribuire cariche politiche in cambio di favori sessuali e di aver accennato all’esistenza di suoi problemi di erezione. Il secondo, per gli avvocati di Berlusconi, ha fatto troppe domande: giusto dieci per volta, in ogni numero, dove chiedeva al capo del governo quale fosse la natura dei suoi rapporti con la giovane Letizia e con le altre ospiti della sua Villa Certosa. Dopo aver minacciato in questo modo la stampa nazionale, Berlusconi ha incaricato i suoi avvocati di rieducare quella straniera. Sono in  preparazione, in particolare, le cause al giornale spagnolo El Pais ed al settimanale francese Le Nouvel Observateur. Le rivendicazioni sono sempre le stesse: calunnia sulla vita privata del premier, il quale giustifica del tutto la sua dichiarazione fatta al G8 di Hokkaido del 2008: “Sono il recordman assoluto per numero di  udienze giudiziarie sia tra gli uomini, che tra gli altri esseri di altri pianeti”. In realtà, bisogna notare che spesso non è  lui a citare qualcuno in giudizio, ma altri a citare lui, sospettandolo di legami con la mafia, corruzione e reati fiscali.</p>
<p>Ci si chiede come mai tali argomenti non siano diventati il motivo dello scandalo intorno a Berlusconi, come è stato invece per le “giallastre” discussioni sulla vita privata del premier: queste domande non bisogna farle non a lui, ma ai media di opposizione. Un famoso attivista italiano, l’attore e politico Beppe Grillo nel suo blog (che, secondo Technorati, è tra i dieci più visitati al mondo) ha scritto un appello ai giornalisti: che fermino la loro “metamorfosi” kafkiana in scarafaggi, che “non sono né di destra né di sinistra”, ma che sono così solo per non farsi mangiare. “Dopo vent’anni di oppressioni, siete riusciti a fare dieci  domande a Berlusconi: quelle sbagliate” – afferma Grillo. “Sono domande del tutto innocue, che non possono coinvolgere i vostri padroni, i vostri azionisti di maggioranza. È per questo che non fate mai domande sulla mafia, né sulla partecipazione del premier alle riunioni della “Propaganda2” (una misteriosa loggia massonica nata negli anni ’80 con lo scopo di riportare l’Italia ad un regime autoritario)”. Quindi, anche all’interno della stessa opposizione si manifestano dei dubbi riguardo all’incorruttibilità della crociata intrapresa dalla stampa italiana contro il governo. Stiamo forse assistendo ad una gazzarra per il potere, invece che alla lotta per la libertà di parola? Tali “pensieri intempestivi”, naturalmente, danno una mano a Berlusconi, che si è appropriato benissimo del principio di un altro leader romano: “Divide et impera”.</p>
<p>Jeff Andrews, autore del libro “Un paese anomalo: l’Italia dopo Berlusconi” (“Not a Normal Country: Italy after Berlusconi”), in un recente articolo per il Financial Times ha indicato per l’ennesima volta le due principali cause della crisi politica in Italia: il totale controllo da parte di Berlusconi sulle televisioni e sugli altri mezzi di comunicazione, e la mancanza di un adeguato programma d’azione da parte dell’opposizione (visto che quelli “di sinistra” sono stati completamente screditati da una serie di scandali sulla corruzione). Questa combinazione di fattori ha permesso al leader italiano di partire da zero e di ergersi al vertice degli indici di popolarità. In particolare, è lui l’autore della ricetta ideale per creare “un quasi autoritarismo nella quasi democrazia”. Il politologo ed editorialista del Corriere della Sera Giovanni Sartori definisce il regime di Berlusconi come un “sultanato”, dove c’è un capo supremo, il suo harem ed uno spaurito seguito. “È un reality show che si scalda solo con gli scandali sessuali – ha spiegato Sartori al Los Angeles Times – Una cosa che, nelle condizioni di una qualsiasi altra democrazia, avrebbe distrutto la carriera del premier in una sola notte, non produce sugli italiani la dovuta impressione. Oltre a ciò, non dimenticate che lui controlla il 90-95% delle televisioni italiane. E lì vengono date solo  interpretazioni corrette”.</p>
<p>In una situazione del genere, è grave rimproverare la stampa di opposizione di “domande scorrette”: sono pur sempre domande, e non “interpretazioni corrette”. Però, i media stranieri, naturalmente, hanno maggiori possibilità di fare critiche pungenti. Basta ricordare che la pratica delle domande a Berlusconi non è stata introdotta da La Repubblica, ma dal periodico britannico The Economist, quando, nel 2003, il direttore Bill Emmott scrisse una lettera aperta al primo ministro. Fu solo uno dei tanti numeri del periodico contenenti critiche alla politica italiana ed alla persona di Berlusconi (il primo attacco fu un numero del 2001 dell’Economist con la scritta in copertina: “Perché Berlusconi non è adatto per ruolo di leader dell’Italia”). Il premier provò a stroncare la polemica nella sua maniera abituale: con una citazione in giudizio. Tuttavia, nel settembre del 2008, il tribunale di Milano diede ragione alla redazione (che ribadì in maniera documentata tutti i fatti descritti nei suoi articoli) ed obbligò perfino Berlusconi a pagare 25 000 euro di spese processuali. Quel successo, per la stampa britannica, è rimasto fino ad oggi motivo d’orgoglio. D’altra parte, forse, i numerosi attacchi contro il premier italiano da parte dello stesso giornale The Times, non sono poi così disinteressati. Il magnate Rupert Murdoch, a cui appartiene il giornale, ormai da diverso tempo si batte contro il dominio in Italia delle televisioni private di Berlusconi, con lo scopo,  però, di liberare il posto per i suoi canali Sky. Ed allora, in questo caso potrebbe avere ragione Beppe Grillo ad indignarsi.</p>
<p><strong> Il premier come esempio</strong></p>
<p>In estrema sintesi, c’è uno scandalo crescente, nel quale nessuno dei protagonisti può dimostrare di aver ragione. Un semplice rimprovero a Berlusconi per la sua incontinenza sessuale, da parte del quotidiano cattolico “L’avvenire”, è bastato a  far sì che il quotidiano pro-premier “Il Giornale” (il cui proprietario è il fratello di Berlusconi)  accusasse di omosessualità il direttore di “Avvenire” Dino Boffo. Boffo, pur rigettando le accuse, ha comunque lasciato la carica di direttore. E per finire, l’ondata di querele è stata prolungata da Gianfranco Fini, alleato di Berlusconi nel partito di coalizione “Il popolo delle Libertà”, il quale ha accusato “Il Giornale” di allusioni a doppio senso in merito ad alcuni dettagli della sua vita privata ed ai suoi rapporti con i partiti di sinistra. L’opposizione, al momento, non sa ancora se rallegrarsi o meno per lo scollamento creatosi tra le fila del governo. In fin dei conti, anche questa cosa potrebbe giocare a favore dell’inaffondabile Berlusconi.</p>
<p>Recentemente, il medico personale del premier, Umberto Scapagnini, come riporta il periodico tedesco Der Spiegel, ha dichiarato che il suo paziente “tecnicamente, è quasi immortale, il suo corpo ed il suo intelletto mostrano  effettivamente una salute disumana. Dal punto di vista genetico è sorprendente”. Rinfrancato da tali notizie, il settantaduenne premier si batterà apertamente per la sua longevità – sia fisica che politica. Perciò, il presidente del Land tedesco del Baden-Württemberg, Günther Oettinger, non deve sorprendersi del fatto che Berlusconi non si sia presentato ad un incontro con lui per andare a fare delle cure termali in Umbria. È un uomo che lavora per il suo futuro. Quindi, hanno ragione quei sociologi che hanno già iniziato a studiare “il fenomeno Berlusconi”. Federico Boni, esperto di comunicazione, ha scritto un libro, “Il superleader” (“The Superleader”),  così come Marco Belpoliti con  “Il corpo del boss” (“The Body of the Boss”). Entrambi i ricercatori hanno provato a comprendere “il linguaggio del corpo” del premier italiano, la sua capacità di infondere fiducia e di utilizzare quei simboli archetipici, che sono cari a tutto il  popolo. Federico Boni ha spiegato la sua idea a Der Spiegel: “Anche Mussolini si cimentava in diversi ruoli, ma nel suo caso, tuttavia, il disegno era coerente: era lui il duce al servizio del suo paese. Berlusconi è qualcosa di nuovo. È un supereroe senza caratterizzazione: come un personaggio di un giornalino a fumetti. Può assumere qualsiasi forma in un solo secondo: allenatore di calcio, salvatore del popolo, campione del sesso, imprenditore e semplice operaio. Può essere qualsiasi cosa”. Ma la cosa più pericolosa, ovviamente, è che può anche essere un esempio da imitare, quasi come lo era Mussolini un tempo. Proprio in questo sta il senso della partecipazione internazionale a quelle che sembrerebbero lotte locali, di parte – e limitate all’Italia – per la libertà di stampa.</p>
<p>Dal sito del settimanale “Ogonëk”, n. 19 (5097), 21/09/2009</p>
<p>Link all’originale: http://www.kommersant.ru/doc.aspx?DocsID=1235877</p>
<p>Traduzione Carmine Valentino</p>
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		<title>In Colorado, « rifiuti zero » sta per diventare realtà</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:31:13 +0000</pubDate>
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Boulder (Colorado) Inviato speciale
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<p>Boulder (Colorado) Inviato speciale</p>
<p>Se gli Stati Uniti, paradigma della società dei consumi, riuscissero un giorno a trarre profitto dalle loro montagne di spazzatura, sarà grazie a lui. Sguardo scintillante, sorriso gioviale e barba folta, Eric Lombardi è, a 54 anni, il pioniere americano del riciclo, il portabandiera dei militanti dei “rifiuti zero”. Una sfida che lui raccoglie nella città di Boulder (Colorado), oasi ecologica situata ai piedi delle Montagne Rocciose.</p>
<p>Qui, Eric Lombardi dirige Eco-Cycle, che negli Stati Uniti è la più grande organizzazione senza fini di lucro nel settore del riciclo: i suoi sessanta dipendenti differenziano 50 000 tonnellate di rifiuti all’anno, vale a dire quasi la metà di quelli gettati dai 300 000 abitanti della contea. Il resto viene trasportato con dei camion e sotterrato in una discarica, a quaranta chilometri di distanza.</p>
<p>Ma forse ciò non durerà ancora per molto: la municipalità e la contea, impegnate in un percorso verso i « Rifiuti zero », hanno appena approvato, nel mese di agosto, l’ingrandimento dell’ultramoderno complesso di riciclo gestito dalla Eco-Cycle. Cioè 8  milioni di dollari (5,4 milioni di euro) di investimenti, che vanno ad aggiungersi ai 14 milioni di dollari (9,5 milioni di euro) già sborsati. Una politica finanziata con una delle rare tasse locali sui rifiuti domestici del paese.</p>
<p>Eric Lombardi sa mostrarsi persuasivo. “Ho un esercito di ottocento volontari pronti, in caso di bisogno, ad occupare la sede del Comune”, scherza. Quest’uomo ha alcune valide argomentazioni, tanto di carattere ecologico quanto economico. “Guadagniamo dei soldi che poi reinvestiamo. C’è un mercato per tutti i tipi di rifiuti: carta, metallo, materiale di risulta, compost… anche i più difficili da riciclare come le plastiche o il polistirolo” assicura. Alcuni di essi (i rifiuti differenziati, ndt) vanno in Cina, la maggior parte resta negli Stati Uniti.<span id="more-354"></span></p>
<p>Secondo lui “le discariche e gli inceneritori sono competitivi solo perché non pagano come dovrebbero per i danni che provocano alla nostra salute, all’ambiente ed alle risorse naturali. Sotterrando e bruciando la spazzatura, si distruggono per sempre quelle che bisogna considerare, fin da subito, come ricchezze da reintrodurre nell’economia”.</p>
<p>Tutto è iniziato a Boulder, nel 1976. A capo della primissima associazione di riciclatori volontari degli Stati Uniti, Eric Lombardi organizza già allora la raccolta dei rifiuti direttamente presso le abitazioni dei cittadini. “La differenziata ed il riciclo erano troppo nuovi  per governanti a cui non piace prendersi dei rischi, ed avevano una rendita troppo incerta per il settore privato. L’iniziativa poteva partire solo dalla comunità”, afferma.</p>
<p>« Irresponsabilità »</p>
<p>Trent’anni dopo, da responsabile di uno strumento professionale, crea la prima organizzazione internazionale per i “rifiuti zero”: il Grassroots Recycling Network. “Mi sono detto che il riciclo era solo l’inizio. Sappiamo da dove vengono i rifiuti: dall’irresponsabilità degli industriali nella concezione dei loro prodotti, dai processi di fabbricazione fino agli imballaggi”.</p>
<p>Mobilitando migliaia di cittadini e decine di università, la rete intraprende una serie di battaglie, molto mediatiche, con gli industriali, per costringerli a rendere riutilizzabili i loro prodotti e ad utilizzare materiali riciclabili. Aziende come Coca Cola o Dell sono state costrette a cedere. Altre, come Wall Mart, preferiscono convertirsi prima di essere prese di mira.</p>
<p>Cofondatore della Zero Waste International Alliance, Eric Lombardi porta ormai il suo messaggio in giro per il mondo. Con una doppia argomentazione: “Per una città, il riciclo integrale è il mezzo migliore per raggiungere gli obiettivi di Kyoto. Ma è anche un buon business, che crea dieci volte più lavoro rispetto ad una discarica”. Senza dimenticare l’argomento principe: “I primi che si lanceranno diventeranno miliardari !”</p>
<p>Grégoire Allix</p>
<p>Da LeMonde.fr, 23/09/2009, ore 15,22.</p>
<p>Traduzione Carmine Valentino</p>
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<p style="margin-bottom:0;" align="CENTER"><span style="font-size:x-large;"><strong>In Colorado, « rifiuti zero » sta per diventare realtà</strong></span></p>
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		<title>L&#8217;Italia vista dal mondo: La mafia calabrese  accusata di aver affondato navi di rifiuti tossici</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:24:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a rel="attachment wp-att-351" href="http://valeand.wordpress.com/2009/09/30/litalia-vista-dal-mondo-la-mafia-calabrese-accusata-di-aver-affondato-navi-di-rifiuti-tossici/300px-calabria/"><img class="aligncenter size-full wp-image-351" title="300px-Calabria" src="http://valeand.files.wordpress.com/2009/09/300px-calabria.jpg?w=300&#038;h=297" alt="300px-Calabria" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Un pentito della ‘ndrangheta (la mafia calabrese), un giudice tignoso ed un robot telecomandato : ci è voluta l’unione di questi tre elementi per far tornare a galla il mistero delle navi affondate nel Mediterraneo con il loro carico di rifiuti tossici e, secondo alcuni, radioattivi. Fino a quel momento, Francesco Fonti, 64 anni, condannato a cinquant’anni di carcere per traffico di droga e diventato &#8211; in cambio della sua libertà &#8211; “collaboratore di giustizia”, era stato poco ascoltato. Il suo dettagliato racconto in merito all’affondamento di tre navi &#8211; che egli stesso avrebbe effettuato nel 1992 &#8211; e ad una trentina di altri affondamenti &#8211; di cui avrebbe sentito parlare &#8211;  aveva ricevuto solo una modesta risonanza. L’associazione ambientalista Legambiente e le inchieste di alcuni giornalisti – tra cui quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati nel 1994 in Somalia – avevano tuttavia in parte confermato ciò che lui aveva detto. Si sapeva che i padrini calabresi – oggi convertiti al traffico di cocaina – si erano specializzati, negli anni ’80 e ’90, nel trasporto di rifiuti tossici verso l’Africa (parallelamente a quello delle armi). Ma non vi era prova del fatto che avessero potuto farli sparire in mare aperto. In mancanza del corpo del reato, la giustizia aveva archiviato gran parte delle inchieste. Per fortuna, non è stato così per quella riguardante la sparizione del Cunsky, un mercantile di 116 metri di lunghezza. Nel 2008, appena arrivato a Paola, una cittadina della Calabria, il giudice Bruno Giordano decide di riaprirla. Pur senza risorse finanziarie, ha potuto contare sul sostegno di Silvestro Greco, un ex biologo marino, assessore regionale all’ambiente. “Nessuno faceva nulla, ci sentiamo responsabili”, spiega questi.</p>
<p>Per finanziare le ricerche in mare, la Calabria ha sbloccato 700 000 euro. Il 12 settembre, un robot telecomandato ha scoperto un relitto che corrispondeva alle dimensioni del Cunsky, e che giaceva a 487 metri di profondità, a 14 miglia nautiche da Cetraro, sulla costa  occidentale della Calabria. Il robot ha effettuato una carrellata lungo lo scafo e la prua. La presenza di un buco provocato da un’esplosione conferma le ammissioni di Francesco Fonti. <span id="more-350"></span></p>
<p>All’epoca, altre tre navi  &#8211; l’Yvonne A e la Voriais Sporadies, date per disperse, oltre alla Jolly Rosso, arenatasi con il suo carico di rifiuti &#8211; hanno conosciuto un destino simile. “Tutte queste navi hanno una storia comune”, racconta Andrea Palladino, giornalista del quotidiano comunista Il Manifesto. “ Formavano un convoglio che, nel 1989, è partito per andare in Libano a recuperare centinaia di tonnellate di rifiuti tossici provenienti da un’altra nave, la Lynx. Rifiuti, questi, che erano stati prodotti da industrie farmaceutiche e chimiche italiane. Una società milanese – la Jelly Wax – si dichiarava in grado di smaltirli, per 500 euro alla tonnellata, in un paese del terzo mondo. Con una spesa di 30 euro alla tonnellata, i guadagni potevano essere strabilianti. Partita da un porto italiano, la Lynx è transitata per Gibuti e per il Venezuela, per poi arrivare in Libano, ma ovunque è stata respinta.” L’ipotesi comunemente accettata è che,in seguito, alcuni intermediari abbiano optato per metodi più sbrigativi, affidando alla ‘ndrangheta il compito di far sparire nave e carico. “Era una procedura facile ed abituale”, ha dichiarato Francesco Fonti. Questa tesi, avanzata da Greenpeace già nel 1995, era stata scartata dal governo italiano.</p>
<p>Martedì 22 settembre, il giudice Giordano ha fatto una breve apparizione a Roma, per essere ascoltato dalla commissione antimafia del Parlamento. “se le rivelazioni di Fonti vengono confermate dalla scoperta del Cunsky, significa che almeno altre due navi ed il loto carico tossico giacciono lungo le coste italiane, e che il problema ora riguarda tutto il paese”, ha dichiarato. Del resto, esistono migliaia di pagine di documenti riguardanti procedure parte in Liguria, in Toscana o in Piemonte in merito alle sparizioni, sempre inspiegate, di altre navi come la Nikos I, la Mikigan, la Ani, la Marco Polo, la Koraline o ancora la Riegel. “Abbiamo chiesto di mettere insieme tutti i documenti e tutte le inchieste sulle navi affondate, oltre aquelli sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ascolteremo i testimoni ed il pentito”, ha dichiarato il presidente della Commissione antimafia, Gaetano Pecorella. “È disposto ad andare avanti”, si rallegra il giudice Giordano. L’apertura di un’inchiesta di portata nazionale viene chiesta anche da Legambiente, che teme per le pressioni e le minacce che potrebbero raffreddare l’entusiasmo del giudice. Da sempre muto sulla questione, il governo italiano, tramite il ministero dell’ambiente, ha messo in campo risorse materiali ed umane per sostenere l’inchiesta, stabilire ufficialmente l’identità dello scafo ritrovato, risanare la zona e cercare altre navi.</p>
<p>“Il costo di queste operazioni non può essere sostenuto da un solo ministero. Non è più soltanto un problema della Calabria o dell’Italia, ma dell’intero Mediterraneo”, sostiene Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, che ha l’intenzione di allertare l’Unione Europea e le Nazioni Unite. L’associazione afferma di voler fare di tutto affinché l’emergenza ecologica venga presa in considerazione e vengano quindi intraprese ricerche di grande portata nel Mediterraneo.</p>
<p>Francesco Fonti ha fatto altre rivelazioni che potrebbero trascinare gli investigatori verso gli ambienti della politica. Dal suo dettagliato racconto, pubblicato venerdì 18 settembre dal settimanale L’Espresso, emergono dei retroscena fino a quel momento trascurati. Si parla di un  agente dei servizi segreti italiani, di importanti uomini politici, di un balletto di auto di rappresentanza… Gli ambientalisti temono che accusando il potere dell’epoca di essere stato complice di questo traffico, Francesco Fonti cerchi &#8211; piuttosto che farla andare avanti &#8211; di insabbiare di nuovo l’inchiesta.</p>
<p>Philippe Ridet</p>
<p>Da LeMonde.fr, 24/09/2009, ore 15,29.</p>
<p>Traduzione Carmine Valentino</p>
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		<title>Puliamo il mondo 2009: le periferie ed il centro</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 14:49:46 +0000</pubDate>
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<p>Le luci del centro sono sempre troppo distanti e fioche. La periferia rimane collocata sul filo del rasoio, ad un passo dal baratro. Di chi è la colpa? Le colpe sono da dividersi equamente tra le varie compagini. Gli abitanti della periferia tendono a cullarsi nelle loro miserie e non lavorano sulla possibilità di emergere dalla condizione di emarginati. Il centro, intanto, continua a tenerli a distanza a causa dei pregiudizi e delle barriere culturali che si sono create con il tempo tra i due mondi. E’ una continua guerra del silenzio: tutti tacciono e nessuno prende atto della situazione, la forbice continua ad allargarsi paurosamente. La soluzione sarebbe semplice e dettata dalle esigenze e dal buonsenso: non deve esserci, da parte del centro,  una politica dell’accoglienza degli emarginati ma al contrario, bisogna allargare il centro, comprendendo tutto quello che oggi è periferia all’interno del tessuto sociale più sviluppato. Giungo al punto della questione con un esempio pratico: il rione Salicelle dovrebbe e potrebbe diventare un luogo frequentato da tutti gli afragolesi, e soprattutto dalle istituzioni! Quest’anno “Puliamo il mondo” si è svolto proprio all’interno del quartiere. Il segnale che si voleva dare era proprio questo: recuperare uno spazio e restituirlo alla cittadinanza afragolese. Abbiamo scelto un campetto di calcio degradato e pieno di spazzatura, proprio ai piedi delle cosiddette “torri”, di fronte al Tribunale e alla Motorizzazione Civile. Avevamo provveduto all’impianto delle due porte  nei giorni precedenti all’evento, grazie alla collaborazione preziosa del Vigile del Fuoco in pensione Luigi Caputo.<br />
Per l’occasione sono state invitate le scuole afragolesi: S.E.S Europa Unita, L.S.S. Brunelleschi, e S.M.S Ciaramella. Portare i ragazzi in questi posti e farli vivere la situazione precaria del quartiere è un’esperienza di stimolo all’integrazione ed all’abbattimento dei pregiudizi, piaga che attanaglia la nostra città. Purtroppo gli imprevisti sono stati tanti, ma il più grave è stato quello dell’assenza totale delle istituzioni sul posto. “Puliamo il mondo” è una manifestazione nazionale e tutti i Comuni coinvolti oramai sostengono le iniziative sul proprio territorio: la nostra città invece, come sempre, risulta un’eccezione. Il nostro circolo, come tante altre associazioni culturali ed onlus afragolesi, si sente, e  praticamente lo è, sempre solo durante le iniziative, soprattutto se si tengono in zone periferiche come le Salicelle. La giornata ha comunque visto l’impegno di tanti ragazzi e di persone che, vedendo dalle finestre del fermento sul campetto, sono scese dalle proprie abitazioni e ci hanno dato una mano. Siamo riusciti a togliere tantissima immondizia, a verniciare le porte ed abbiamo iniziato a creare le strisce per delimitare il campo. Il Comune poteva provvedere nell’occasione ad altre piccole ma importantissime mansioni, per noi impossibili da attuare, come ad esempio: ristabilire la corrente elettrica nei lampioni sopra il campetto, fornirci di attrezzatura minima per il completamento delle strisce sul suolo, fornire attrezzatura professionale per la raccolta dell’immondizia e per la pulizia dei giardinetti circostanti, inviare una squadra di vigili urbani per controllare la zona durante l’evento. Queste richieste sono lecite soprattutto se si pensa che quell’area è comunale e questi servizi dovrebbero essere periodicamente effettuati sul territorio. Il quartiere potrebbe potenzialmente diventare parte integrante del centro di Afragola, ricordiamo che all’interno del rione ci sono: un’area mercato mai messa in funzione, un ufficio postale mai inaugurato, una stazione di Polizia abbandonata, due parchi verdi per passeggiare completamente degradati e mai curati, il distaccamento dei Vigili del Fuoco, la caserma dei Carabinieri, il Tribunale e la Motorizzazione Civile. Insomma, basterebbe creare una vita sociale vera, aperta all’integrazione, introducendo i valori della legalità e del buon senso civile in un contesto al momento abbandonato a sé stesso. Gli abitanti delle torri. insieme all’associazione “il Salice”(che opera attivamente nel quartiere), si sono dati appuntamento a domenica 11 ottobre per completare la pulizia, Legambiente ovviamente sarà presente per concludere il lavoro iniziato: invitiamo a questo punto anche le autorità a partecipare all’iniziativa. Se non si agisce in fretta il territorio continuerà questa disgregazione sociale in atto già da qualche anno. Legambiente, così come le altre associazioni del territorio, continua imperterrita la sua attività, sperando di risvegliare le coscienze in preda al torpore del degrado. Qualcosa si sta muovendo, come testimonia anche il fatto che a breve, sul territorio afragolese, arriverà, con un coordinamento locale, anche “Libera”, l’associazione presieduta da Don Luigi Ciotti che da anni si batte tenacemente contro le mafie.</p>
<p>Andrea Valentino</p>
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