L’Italia vista dal mondo: Veltroni, una sconfitta di troppo
Pubblicato da valeand su luglio 3, 2010
Italia. Lascia la testa del Partito democratico dopo la sconfitta in Sardegna
«Visto che sono un problema, me ne vado». All’indomani della severa sconfitta del Partito democratico (PD) alle elezioni regionali della Sardegna, Walter Veltroni ha dato le dimissioni. Contestato all’interno della sua formazione fin dal momento della sua sconfitta personale alle elezioni politiche dell’aprile 2008, l’ex sindaco di Roma non ha atteso le europee di giugno per lasciare una nave completamente allo sbando. Colui che doveva rilanciare il centrosinistra intorno a questo nuovo partito progressista, composto da ex democristiani e da ex comunisti, ha resistito solo sedici mesi, lasciando dietro di sé una serie di rovesci elettorali, un clima da guerra fratricida ed un silvio berlusconi trionfante.
«Messia». Tuttavia, quando nel giugno del 2007, Walter Veltroni, che allora aveva 51 anni, prende le redini del PD, appare come il potenziale salvatore della sinistra. Come «un messia», ironizzò all’epoca il quotidiano di destra Il Foglio. Mentre il governo di Romano Prodi, eletto un anno prima, viene indebolito e tormentato dalle incessante dispute tra le innumerevoli componenti della sua maggioranza di centro-sinistra, il sindaco di Roma si presenta come una risorsa, forte di una sincera popolarità. Ex comunista, ha sempre rivendicato la sua particolarità ed ha sempre sottolineato le sue radici riformiste. La sua designazione alla testa del PD nell’autunno del 2007, dopo le elezioni primarie, doveva rafforzare la maggioranza e Romano Prodi. Essa non farà altro che accelerarne la caduta.
«Walterloo». Per sottolineare la sua diversità rispetto al governo uscente, Valter Veltroni decide quindi di affrontare silvio berlusconi rifiutando qualsiasi alleanza con la sinistra radicale. Ma il rinnovamento si blocca in corso d’opera. Tra l’altro, gli umoristi gli affibbiano rapidamente il nomignolo di «ma anche» a causa dei suoi continui compromessi. Nelle sue liste elettorali, coopta un operaio sopravvissuto ad un incendio nella sua fabbrica, «ma anche» il presidente della federazione degli industriali del settore metallurgico. In nome del raggruppamento, si allea con i radicali anticlericali, «ma anche» con alcuni conservatori contrari ai pacs o all’aborto.
Nell’aprile 2008, di fronte a Berlusconi, che si presenta come l’uomo delle decisioni, vi è il brusco ritorno con i piedi per terra. Il PD ottiene solo il 33,2%. Una «Walterloo», titola il quotidiano Il Riformista. Da quel momento, la guida di Walter Veltroni è stata solo una lunga agonia, con continui scandali che hanno coinvolto amministratori locali del PD, la perdita della maggioranza nei consigli regionali di Abruzzo e Sardegna, ed anche una quotidiana rivolta interna. Logorato prematuramente, il suo addio era diventato ineluttabile. Ma il Partito democratico, già in coma, oggi si ritrova decapitato.
ÉRIC JOZSEF, da Roma
Da Libération.fr, 18/02/2009, ore 06,51
Link all’originale:
http://www.liberation.fr/monde/0101320161-veltroni-la-defaite-de-trop
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«Il centro-sinistra è incapace di presentare un’offerta
politica credibile»
Intervista a Ilvo Diamanti, politologo all’università di Urbino
Docente di scienze politiche all’università di Urbino (Marche), Ilvo Diamanti analizza le ragioni del successo di Silvio Berlusconi.
Perché la crisi economica non ha ripercussioni sulla popolarità del capo del governo?
L’Italia vive con la sindrome della recessione da circa sei o sette anni. La crisi è stata in qualche modo metabolizzata e non ha influenzato il voto. Tanto più che silvio berlusconi, ritornato al potere meno di un anno fa, non ne è considerato il responsabile. Inoltre, come quasi in tutta Europa, il centrosinistra non è in grado di presentare un’offerta politica credibile ed accettabile. In Italia, la questione è accompagnata da un vero problema di leadership all’interno della sinistra. A ciò bisogna aggiungere una reale capacità della destra berlusconiana di definire le cause del disagio e di orientare i rancori della popolazione. Il problema della scuola, ad esempio, è stato risolto dandone la responsabilità agli insegnanti, quello dello Stato imputandone le cause ai funzionari.
La vittoria di Silvio Berlusconi ha un carattere strutturale ?
Siamo ritornati ad una situazione simile a quella che abbiamo conosciuto in passato. La sinistra è scesa di nuovo al livello del 35% circa dei voti. Dall’altro lato, silvio berlusconi vince perché riesce a cementare forze politiche diverse tra loro. Dal 1945, c’è stata una sola tornata elettorale nella quale il centrosinistra ha gareggiato, dal punto di vista elettorale, ad armi pari con la destra, fu nel 2006, con la vittoria di Romano Prodi.
Perché il presidente del consiglio si è impegnato personalmente in queste elezioni regionali ?
Silvio Berlusconi ha in effetti scelto di politicizzare una competizione locale per trasformarla in un test nazionale. Da questo punto di vista, si è preso un grosso rischio. Il suo principale obiettivo era quello di mettere fine alle voci discordanti all’interno della destra. Tra il 2001 ed il 2006, ha governato con difficoltà a causa delle incessanti tensioni all’interno della sua maggioranza. Stavolta ha deciso di essere il capo incontrastato. È un po’ come Nicolas Sarkozy che, pur essendo presidente della Repubblica, continua a mantenere strettamente il controllo sull’UMP.
L’aggravamento della crisi rischia alla lunga di penalizzare il « Cavaliere » ?
In Italia, la crisi non si è ancora fatta sentire in maniera molto profonda. La struttura sociale del paese con le sue numerose PMI (Piccole e Medie Imprese), il ruolo della famiglia, fanno da ammortizzatori. L’impatto è, per esempio, diverso, quando ad essere coinvolte sono 100 PMI da 15 persone, rispetto a quando viene colpita una sola industria con 1500 dipendenti. Ma anche quando la crisi sarà avvertita fortemente, c’è da scommettere che gli elettori continueranno a considerare che è preferibile dare fiducia all’ “imprenditore” berlusconi piuttosto che alla sinistra che non è vista come un’alternativa affidabile.
ÉRIC JOZSEF, da Roma. Da Libération.fr, 18/02/2009, ore 06,51
Link all’originale:
Traduzione Carmine Valentino

