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L’Italia vista dal mondo: Sull’orlo del fallimento, la casa madre del gruppo italiano del lusso “Gianfranco Ferré” ha sei mesi di tempo per risollevarsi

Pubblicato da valeand su giugno 26, 2010

Una notizia buona ed una cattiva. Un consorzio di cinque banche italiane ha appena sbloccato una linea di credito di 30 milioni di euro che dovrebbe permettere alla casa di moda italiana Gianfranco Ferrè di far fronte alle ordinazioni dei propri clienti per la collezione autunno 2009 – inverno 2010 e recuperare almeno in parte il ritardo accumulato nelle consegne della collezione precedente.

Ma se questo marchio sembra riuscire a venir fuori da una situazione difficile, la sua società holding, Ittierre, e la casa madre di quest’ultima, IT Holding, navigano in pessime acque. I debiti di IT holding hanno raggiunto un livello tale – quasi 300 milioni di euro, ai quali bisogna aggiungere i 136 milioni di euro di una holding controllante, PA Holding, con base in Lussemburgo – che il gruppo non può più far fronte ai suoi obblighi finanziari. Dando lavoro a 1800 dipendenti in totale, IT Holding è comunque uno dei gruppi principali del settore del lusso transalpino: non controlla soltanto Gianfranco Ferrè – il marchio rilevato nel 2002 per 185 milioni di euro -, ma anche Malo (cachemire), Extè, oltre a possedere la licenza d’uso per VJC Versace, Versace Sport, Just Cavalli, C’N’C’Cstume National o Galliano.

I tentativi fatti allo scopo mettere in contatto Ittierre con un nuovo partner, come l’imprenditore di Hong Kong Billy Ngok, o i fondi Kingsbridge della società austriaca Hardt, sono falliti tutti. Tanto che Ittierre, vista la gravità delle proprie difficoltà finanziarie, ha dovuto optare, il 12 febbraio, per l’amministrazione controllata. Ciò, per un effetto domino, ha trascinato anche la casa madre IT Holding verso questa stessa procedura, rara, adottata per esempio in occasione del crack del gruppo alimentare Parmalat. Il vantaggio principale di tale amministrazione controllata è quello di concedere ad un gruppo prossimo al fallimento una proroga di sei mesi nei confronti dei suoi creditori.

Il governo italiano, quindi, ha nominato tre commissari : Andrea Ciccoli, Stanislao Chimenti e Roberto Spada. Ciò ha dato luogo ad una situazione estremamente buffa: il 27 febbraio, alla sfilata di moda di Gianfranco Ferré a Milano, al posto dei soliti VIP, in prima fila, c’erano loro tre ad ammirare il carosello di incantevoli creature, appollaiate su tacchi a spillo metallici, con minigonne aderenti, camicette con le spalline imbottite e con forme geometriche, abiti con la cintura o soprabiti militari.

Questa non era altro che la parte più piacevole e meno complicata della loro missione. Che è triplice, come ha precisato a Le Monde il loro portavoce: “Condurre, prima del 12 luglio, un’inchiesta sulle ragioni di questo cedimento finanziario per conto del governo italiano, elaborare un piano di ristrutturazione, decidendo quali filiali potranno sopravvivere e quali dovranno essere liquidate o cedute, ed infine, fare il massimo possibile per salvare gli interessi del gruppo”.

Ancor più che un crollo delle vendite – nel corso dei primi nove mesi del 2008, il giro d’affari di IT Holding è diminuito del 5,1% in confronto allo stesso periodo del 2007, attestandosi a 468 milioni di euro – , ciò che è diminuito drasticamente è il profitto lordo, così come l’utile netto (10,1 milioni di perdite contro i 6,6 dello stesso periodo del 2007). “La brutta situazione economica ha colpito in maniera diretta i mercati sui quali siamo presenti” dichiara Tonino Perna, PDG di IT Holding, società che è stata appena depennata dalla lista dei titoli quotati alla Borsa di Milano.

In questo schema, malgrado tutto, il marchio Gianfranco Ferré sembra essersi tratto d’impaccio. “Non abbiamo mai spesso di produrre”, ha confermato la sua direttrice Michela Piva all’agenzia AP. Dopo la morte del fondatore della maison, nel giugno del 2007, prima che Tommaso Aquilano e Roberto Raimondi ne prendessero il testimone, c’è stata una fugace esperienza con un primo stilista.

Just Cavalli, la seconda linea di Roberto Cavalli, con la propria licenza d’uso ancora in possesso di Ittierre per più di un altro anno, è stata l’unica ad aver dovuto annullare la sua ultima sfilata. Secondo lo stilista, gli era stato consegnato solo il 20% dei modelli (per la sfilata, ndt), affermazione contestata dai dirigenti di Ittierre. La questione si inasprisce, tanto più che Ittierre non ha ancora trasferito al marchio 20 milioni di euro delle royalties che gli deve. Per non parlare del fatto che Roberto Cavalli cerca un nuovo partner a cui affidare le proprie licenze d’uso e vorrebbe cedere una parte del capitale della sua azienda.

“È troppo presto per sapere se vi saranno o meno dei licenziamenti” nel gruppo, lasciano intendere gli amministratori. Quando in estate sarà rivelato il piano di ristrutturazione, con molta probabilità IT Holding sarà frazionata e alcune delle singole società saranno vendute. Alcuni investitori, tra cui la qatariota Abu Issa Holding avrebbero già manifestato il proprio interesse per il marchio Gianfranco Ferré.

Nicole Vulser

Da Lemonde.fr, 10/03/2009, ore 14:04

Traduzione Carmine Valentino

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