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L’Italia vista dal mondo – Italia: gli svarioni del partito di Berlusconi animano la campagna elettorale delle regionali

Pubblicato da valeand su marzo 20, 2010

Svarioni, denunce, ricorsi, cambiamento delle regole del gioco: le elezioni regionali italiane, che si terranno in 13 delle 20 regioni il 28 e 29 marzo,si stanno trasformando in una commedia degli equivoci, se non addirittura in una farsa. Lunedì 8 marzo, il tribunale amministrativo di Roma ha negato la convalida ad una lista a sostegno di Renata Polverini, candidata del partito di Silvio Berlusconi, il Popolo della Libertà (PDL), nel Lazio. Questa stessa lista, depositata fuori tempo massimo, era già stata esclusa anche dalla Corte d’Appello.

Decisione che rappresenta una brutta notizia per il presidente del consiglio, il quale, per porre rimedio al dilettantismo dei funzionari del PDL, il 5 marzo, in consiglio dei ministri, aveva fatto approvare un decreto “interpretativo”, firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che autorizza un’interpretazione più flessibile della legge elettorale.

Tutto comincia sabato 27 febbraio a Roma. Quel giorno, il mandatario del PDL entra negli uffici della commissione elettorale di Roma con la lista sottobraccio, qualche minuto prima di mezzogiorno, termine ultimo per la presentazione. Tutto normale, sennonché, qualche minuto più tardi, il mandatario ne esce di nuovo e vi fa ritorno soltanto 12 ore dopo. “Cause di forza maggiore” argomenta, spiegando il suo ritardo con il fatto che si era fermato per strada a “mangiare un panino”. I funzionari dell’ufficio elettorale non vogliono sentir ragioni. Panino o non panino, il tempo è scaduto: nonostante le sue proteste, il mandatario è pregato di lasciare gli uffici.

Quello che sembrava solo uno svarione prende le sembianze di una farsa grottesca quando, due giorni dopo, anche la lista di Roberto Formigoni, governatore uscente della Lombardia e praticamente certo di ottenere un quarto mandato, viene a sua volta esclusa dalla competizione elettorale . Motivo: il numero insufficiente di firme autenticate a sostegno della candidatura di Formigoni.

Per una settimana, la questione al centro del dibattito è stata quella di capire se occorresse privilegiare un’interpretazione alla lettera della legge elettorale o se, al contrario, dovesse prevalere quello che è il suo spirito: permettere, cioè, a 12 milioni di elettori (9 in Lombardia, 3 nel Lazio) di poter esercitare una scelta elettorale che tale si possa definire. Tra lo scoramento e l’irritazione, Berlusconi studia tre possibili scenari: la presentazione di ricorsi in tutti i gradi di giudizio, lo spostamento della data delle elezioni e l’adattamento della legge elettorale alle circostanze. Alla fine viene scelta quest’ultima soluzione, salvando Formigoni in Lombardia.

Questa manipolazione della legge elettorale è stata fortemente contestata dall’opposizione. Domenica, a Roma ed in altre città della penisola, si sono tenuti alcuni raduni di protesta. Sabato, nella capitale italiana, è prevista una manifestazione per denunciare un presidente del consiglio che “cambia le regole del gioco a modo suo” e si comporta “come se il paese fosse di sua proprietà”.

Da questa serie di pasticci, la destra non ne esce certamente bene. Il Popolo della libertà, creato un anno fa, sembra una specie di club di tifosi, una corte devota a Berlusconi, ma non in grado di garantire neanche ciò che per qualunque partito politico dovrebbe essere l’ABC: presentare dei candidati alle elezioni. “Il PDL non mi piace” ha dichiarato Gianfranco Fini, che pure è uno dei fondatori del partito. “Non sono capaci neppure di preparare le liste” ha borbottato Umberto Bossi, leader della Lega Nord ed alleato di Berlusconi.

Come conseguenza , secondo un sondaggio ISPO pubblicato domenica dal Corriere della Sera, la quota di popolarità del governo è calata di quattro punti. Gli italiani che approvano l’operato del governo sono solo il 39%, contro il 43% dell’inizio di febbraio. “Le convulsioni viste in questi ultimi giorni a proposito delle liste hanno avuto un’influenza negativa sulla popolarità del governo”, spiega Renato Mannheimer, direttore dell’istituto.

 Anche un altro sondaggio, realizzato da Demos e Pi e pubblicato lo stesso giorno da La Repubblica, testimonia delle conseguenze di questa commedia degli equivoci: il 45,3% delle persone interpellate pensa che i partiti politici di oggi siano “peggiori” di quelli della “Prima Repubblica”, spazzati via dagli scandali politico-finanziari dei primi anni ’90. Il politologo Ilvo Diamanti analizza così: “Il modello inventato da Berlusconi provoca oggi una certa disillusione”.

 

Philippe Ridet

 

 

Da LeMonde.fr, 09/03/2010, ore 16,40

 

Traduzione Carmine Valentino

 

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