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L’Italia vista dal mondo: Il tempo dell’impunità – Il primo ministro italiano diventa un improbabile crociato contro la corruzione

Pubblicato da valeand su marzo 20, 2010

Ridere o piangere? Il 1. marzo il governo di Silvio Berlusconi ha approvato un progetto di legge anti-corruzione, proprio due giorni dopo la ripresa del processo contro il primo ministro per presunte tangenti ad un testimone giudiziario.

David Mills, l’avvocato britannico che era il testimone in questione, è già stato giudicato colpevole di aver accettato una tangente di 600.000 dollari. Mills ha preso i soldi per fornire una falsa testimonianza, in occasione di due processi degli anni ’90 nei quali il suo cliente era imputato. Ma il 25 febbraio il suo reato è stato dichiarato estinto dalla Corte di Cassazione italiana. I giudici hanno stabilito che il reato è stato commesso tre mesi prima di quanto fosse stato calcolato in precedenza ed è pertanto coperto dalla legge sulla prescrizione. Il tempo di prescrizione era stato accorciato dal precedente governo Berlusconi, con l’approvazione di uno dei tanti provvedimenti che, in Italia, rendono estremamente difficile garantire una condanna definitiva per tutti i reati commessi dai colletti bianchi.

L’accorciamento del tempo di prescrizione rende estremamente improbabile che il processo personale del primo ministro venga completato prima che le procedure legali vengano bloccate. Ma forse non è così per un secondo processo, nel quale Berlusconi è accusato di evasione fiscale. In questo caso, la sua strategia per rimandarlo è quella di insistere sul suo diritto ad essere presente in tribunale ad ogni udienza, adducendo soltanto un “legittimo impedimento” (ad esempio impegni di governo) che non gli consente di presentarsi. L’ultimo pretesto in ordine di tempo è stato quello del consiglio dei ministri per approvare il progetto di legge anti-corruzione, la cui data era stata modificata la settimana precedente, nonostante i giudici avessero annullato altre tre udienze per rendere possibile quella del 1. marzo. Quando sono andati avanti senza Berlusconi, il suo avvocato, Niccolò Ghedini, ha minacciato di ricorrere alla Corte Costituzionale in merito ad un presunto conflitto tra l’esecutivo e le autorità giudiziarie. Ghedini, che è un deputato del partito di Berlusconi, ha contribuito alla stesura del disegno di legge che renderebbe più facile per i ministri addurre impegni governativi per rimandare i loro processi.

 Il progetto di legge anti-corruzione impedirebbe ad ogni condannato per corruzione di candidarsi ad incarichi pubblici a livello locale, e forse nazionale, per cinque anni (il testo non è definitivo). Esso istituirebbe un’autorità di controllo per monitorare la corruzione nel settore pubblico. Il progetto di legge è stato raffazzonato dopo uno scandalo riguardante alcuni grossi appalti pubblici. Una nuova testimonianza fa pensare che gli imprenditori che ne hanno beneficiato avessero degli alleati all’interno dei servizi segreti, della polizia, della magistratura e del parlamento.

 Nelle ultime settimane sono emersi altri casi che danno l’impressione di un paese completamente sommerso dalla corruzione e dagli imbrogli. Il più grande, riguardante un’evasione fiscale ed un riciclaggio di denaro sporco internazionali da 2 miliardi, ha portato, il 3 marzo, alle dimissioni di uno dei parlamentari di Berlusconi, che nega di essere stato eletto in maniera fraudolenta con l’aiuto della criminalità organizzata della Calabria.

 Con le elezioni regionali fissate per i prossimi giorni di questo mese, il governo deve far vedere che sta facendo qualcosa contro la corruzione, per due ragioni. Innanzitutto, Berlusconi non può darne alcuna valida giustificazione. Forse ha convinto molti italiani del fatto che i suoi problemi giudiziari siano il frutto di una cospirazione ad opera dei pubblici ministeri e dei giudici di sinistra. Ma ciò non spiega quasi nulla delle ultime inchieste sulla corruzione.

In secondo luogo, le storie dei loschi imprenditori che intascano i soldi dei contribuenti e che pagano delle prostitute per frequentare funzionari della pubblica amministrazione possono scandalizzare gli italiani più delle, spesso astruse, accuse di reati finanziari mosse a Berlusconi (la maggior parte delle quali, compresa la presunta tangente a Mills, riguardano le sue attività private). E sebbene nessuno degli ultimi scandali riguardi direttamente il primo ministro, essi danno l’idea che la corruzione abbia superato il livello di guardia. Ma forse questa non è una sorpresa, dato che i governi di Berlusconi hanno esteso l’impunità a così tanti truffatori in giacca e cravatta.

04/03/2010, dall’edizione cartacea di “The Economist”

 

Pubblicato su www.economist.com 

Versione originale

http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=15610181

Traduzione di Carmine Valentino

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