L’Italia vista dal mondo: La Romania e la Moldavia distruggono le ultime vestigia della guerra fredda
Pubblicato da valeand su marzo 13, 2010
Lipcani (Moldavia), inviato speciale
Teodora Vacaru lo ricorda. Aveva 6 anni e guardava i soldati sovietici che installavano un’immensa siepe di filo spinato lungo il fiume che costeggia la sua casa. Era il 1944, a Lipcani, villaggio situato nell’ovest della Moldavia. Il secondo conflitto mondiale stava per finire. In Europa, stava per cominciare un’altra guerra – fredda, stavolta – fatta di filo spinato, di muri e di cortine di ferro. E lo sguardo di Teodora Vacaru si fisserà su quel filo spinato per sessantasei anni. Il 15 febbraio, a 72 anni, ha visto altri soldati rimuovere quei fili di ferro che l’hanno separata dal suo paese d’origine. «Benissimo – ha dichiarato - Finalmente potremo andare in Romania».
La repubblica di Moldavia, ex territorio romeno, è stata annessa all’Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1991, l’URSS si dissolve. Quella che allora era la piccola Repubblica Sovietica, incastrata tra la Romania e l’Ucraina, proclama la sua indipendenza. Ma i problemi dei quattro milioni di moldavi, che sono per due terzi romenofoni e per un terzo russofoni, non finiscono qui. Il passaggio alla democrazia ed all’economia di mercato è traumatico. Le tensioni tra romenofoni e russofoni sfociano in una guerra che si conclude nel 1992 con la secessione della Transnistria, la parte orientale della Moldavia.
La prosperità sognata alla caduta dell’impero sovietico non arriva. Al contrario, la Moldavia resta uno dei paesi più poveri d’Europa. Teodora deve, dunque, accontentarsi della sua stamberga, di una capra e di quattro magre galline. «Ho una pensione di 500 Lei al mese (circa 30 euro) – confessa - Per andare a trovare mia figlia che abita dall’altro lato, in Romania, il consolato chiede una cauzione di 500 euro per ottenere il visto».
A partire dal 2001, quando a Chisinau sono ritorati al potere i comunisti, i moldavi – che durante gli anni ’90 erano liberi di circolare nel «paese fratello» – hanno visto deteriorarsi i loro rapporti con la Romania. L’ostilità nei confronti della Romania, unita ad una profonda frustrazione, pervade gli ambienti del potere, che volgono lo sguardo verso Mosca.
I vicini romeni, dal canto loro, puntavano verso l’Europa occidenatale. E per giunta, nel 2007 sono entrati a far parte dell’Unione Europea (UE). La Romania, porta d’ingresso nella Ue, è diventata così un’attrazione ancora più forte per la giovantù moldava che sogna la modernità.
Questo desiderio d’Europa si manifesta nell’aprile del 2009, in occasione delle elezioni legislative. Migliaia di giovani scendono in strada per contestare il ritorno al potere del Partito Comunista. Viene anche incendiasto il Parlamento. Alle successive elezioni di giugno, i comunisti vengono sconfitti e devono cedere il potere ad una coalizione democratica ed europeista il cui vertice è rappresentato dall’attuale primo ministro, Vlad Filat, 41 anni.
Il quale, il 15 febbraio è andato di persona a rimuovere il filo spinato che separava il suo paese dalla Romania. «Questi fili di ferro sono il simbolo di un dramma che noi vogliamo dimenticare – dichiara – Anche noi siamo europei, anche noi vogliamo spostarci liberamente ed avere accesso alla prosperità».
Il giovane capo del governo moldavo si è recato a Lipcani. Non solo per rimuovere simbolicamente il vecchio filo spinato sovietico, ma anche per inaugurare un nuovo valico di frontiera con la Romania. La UE ha finanziato la costruzione di un ponte sul fiume Prut e l’installazione di nuovi posti di frontiera. «Sono molto commosso» ha dichiarato Dirk Schuebel, capo della delegazione della Commisione Europea in Moldavia, che ricorda: «Vengo dalla Germania dell’Est, e nel novembre 1989, anche noi abbiamo vissuto la stessa emozione»
Venti anni dopo la caduta del muro di Berlino, viene sollevata un’altra cortina di ferro. I 360 chilometri di filo spinato che separano ancora la Moldavia dalla frontiera orientale della UE saranno rimossi da qui alla fine di marzo.
Teodora Vacaru è soddisfatta. Andare in Romania a trovare la figlia era una missione impossibile. Doveva fare un giro di 120 chilometri, fino al primo posto di frontiera e versare una cauzione di 500 euro. Ora, finalmente, dovrà solo attraversare il ponte finanziato dalla UE. «Il mio sogno è quello di avere un passaporto romeno – dice – Con quel passaporto ci si può spostare dappertutto».
Il 28 gennaio, il presidente romeno, Traian Basescu, si è recato a Chisinau ed ha promesso ai moldavi di creare un’agenzia che rilascerà passaporti romeni ai moldavi romenofoni.
Sono state più di 800 000 le domande depositate per questo lasciapassare per l’ Europa. La Romania ha deciso inoltre di donare alla Moldavia circa 100 milioni di euro per realizzare i progetti di alcune infrastrutture.
A Chisinau, il presidente romeno è stato accolto con entusiasmo. Migliaia di moldavi hanno gridato: «Riunificazione, riunificazione!» e «Siamo tutti romeni». E proprio la riunificazione dei due paesi all’interno della UE è il sogno segreto, ed al momento inaccesibile, delle nuove autorità romene e moldave. Teodora, dalla sua casetta sulle rive del fiume Prut, la sta attendendo da sessantasei anni.
Mirel Bran
Da «LeMonde.fr» , 05/03/2010, ore 13,59.
Traduzione Carmine Valentino


claudiu detto
Eu sunt Roman si:
sunt de acord cu reunificarea moldovei cu romania pt ca avem acelasi sange,
dar aia contaminati cu sange rusesc sa nu ne contamineasca si pe noi romaniii.
rusnacii sa se mute toti in transnistria.
ar fi un beneficiu si pt tara:populatie,teritoriu,economie..