L’Italia vista dal mondo: Il bulletto delle donne
Pubblicato da valeand su Ottobre 10, 2009
La libertà di stampa e l’evoluzione dei giornalisti nella lotta per difenderla, e per difendere sé stessi, non sono solo un problema dell’Italia. Qui, semplicemente, nello scontro tra il premier Berlusconi ed il giornale Repubblica, tutto è più teatrale, più sessuale, più appassionante per il pubblico. Chi vincerà? Il potere senza principi o i principi senza potere?
Ol’ga Filina
Si definisce superman, toreador ed il miglior premier dell’Italia negli ultimi 150 anni. E definisce la stampa come quel mostro contro cui, all’eroe Berlusconi, tocca combattere.
La stampa è certa che lui sia un corruttore, un mafioso ed un pensionato con la fissazione per il sesso. E che essa sia la vittima innocente dei suoi intrighi.
Così, il conflitto tra l’attuale governo ed i media indipendenti in Italia si abbassa fino a quel livello di polemica nel quale entrano in gioco le offese reciproche. Una situazione senza precedenti per qualsiasi paese europeo. Il giornale di opposizione “La Repubblica” sta concentrando tutte le forze della cultura e dei media stranieri per la battaglia decisiva contro il regime. Il suo appello per la difesa della libertà di stampa in Italia è stato già firmato dal regista Bernardo Bertolucci, dagli attori Michele Placido, Roberto Benigni ed Adriano Celentano, degli scrittori Alessandro Baricco, Umberto Eco e Roberto Saviano, dal drammaturgo Premio Nobel Dario Fo, ed infine, dal leader del partito dei Verdi dell’Europarlamento Daniel Cohn-Bendit, dal sociologo Zygmund Bauman, ed anche dai giornalisti russi Dmitrij Muratov e Viktor Lošak. “Ogonëk” ha fatto una panoramica sul campo dell’imminente battaglia.
Il Cavaliere e le splendide dame
Che Berlusconi sia superman o no (ed ha convinto i telespettatori della sua Canale 5 che lo è), basta comunque solo il suo nome a far smuovere la comunità giornalistica internazionale. Nel 2006, è bastato che lasciasse la carica di primo ministro, per indurre Freedom House ad innalzare, nel suo annuale “Rapporto sulla libertà di stampa nel mondo”, l’indice dell’Italia da paese “parzialmente libero” a paese “libero”. Ed è normale che, quando si è ristabilito al potere, l’indice dell’Italia abbia iniziato a cadere precipitosamente. Se nel 2008, l’Italia, con i suoi media, si manteneva ancora al 65° posto, in coda tra i paesi “liberi”, nel 2009 è crollata di nuovo tra quelli “parzialmente liberi”, al 73° posto, esattamente tra il Sudafrica e le Samoa. E, quasi nello stesso momento, la Federazione internazionale dei giornalisti (International Federation of Journalists) ha esortato tutti i suoi simpatizzanti a preoccuparsi “per la vendetta che Berlusconi ha dichiarato ai media nazionali e stranieri, come risposta alle notizie sulla sua controversa vita privata”.
In generale stupisce il fatto che Berlusconi – dall’alto della sua esperienza in materia di querele – non abbia ancora condannato la Federazione per l’epiteto “controversa”. Questo perché, a quanto pare, è ormai stanco di spiegare che lui non ha problemi ma, al contrario “la maggioranza degli italiani, nel profondo dell’anima, vuole essere come me, ed in me vede sé stessa” (da un’intervista rilasciata ad uno dei “suoi” canali televisivi). Questa comoda convinzione permette perfino al premier di non respingere gran parte delle accuse che gli vengono avanzate, ma semplicemente di ritoccarne il quadro.
Non nega, ad esempio, di aver tradito sua moglie Veronica Lario, ricordando brevemente che “non è un santo”. Si limita soltanto a spostare i toni, come ha fatto, per esempio, in occasione della conferenza stampa successiva al vertice italo – spagnolo: “ Non ho pagato neanche una lira, neanche un euro per fare sesso. Per chi ama sedurre e conquistare, il piacere più grande sta proprio nella conquista. E se si paga, dico io, che piacere c’è?”. Del resto, è molto probabile che il primo ministro abbia detto la pura verità: dopotutto, Patrizia D’Addario, la ragazza escort che ha pubblicato le registrazioni dei suoi colloqui intimi con Berlusconi, non ha effettivamente preso soldi da lui. In un intervista al giornale francese “Le Journal du dimanche”, lei ha dichiarato che a darle mille euro sarebbe stato l’imprenditore Giampaolo Tarantini, che avrebbe voluto in questo modo far piacere al premier. Lo stesso “Cavaliere” (che in russo si può tradurre anche con “Rycar’”) le ha offerto soltanto un posto all’Europarlamento. Niente soldi, appunto. L’ultimo scandalo con la giovane modella Noemi Letizia ha sollevato un grosso clamore, ma anch’esso si è impantanato su alcuni particolari. Sì, il premier le ha regalato, per i suoi 18 anni, una collana dal valore di 5000 euro. Sì, la moglie Veronica Lario ha chiesto il divorzio perché suo marito “frequenta le minorenni”. Ma sia la stessa Noemi che i suoi genitori negano una relazione intima con Berlusconi, e non c’è ancora nessuna possibilità di portare questo dibattito più in là delle semplici speculazioni. Neanche le clamorose rivelazioni di Giampaolo Tarantini – che, davanti ai giudici della città di Bari, ha parlato dei suoi “servizi” al premier ed ha fatto i nomi di trenta ragazze – sono riuscite ad intaccare la retorica di Berlusconi: quel che più sorprende, è che queste non abbiano influito, se non in maniera irrisoria, sulla sua popolarità nel paese.
Il sultano e gli scarafaggi
Al momento il risultato più evidente del dibattito in atto sulla stampa, riguardo alla vita privata del premier, è rappresentato dalle azioni giudiziarie intentate da Berlusconi. Nelle quali si sono imbattuti i giornali di opposizione L’Unità e La Repubblica. Il primo è stato accusato di aver scritto dell’abitudine del premier di distribuire cariche politiche in cambio di favori sessuali e di aver accennato all’esistenza di suoi problemi di erezione. Il secondo, per gli avvocati di Berlusconi, ha fatto troppe domande: giusto dieci per volta, in ogni numero, dove chiedeva al capo del governo quale fosse la natura dei suoi rapporti con la giovane Letizia e con le altre ospiti della sua Villa Certosa. Dopo aver minacciato in questo modo la stampa nazionale, Berlusconi ha incaricato i suoi avvocati di rieducare quella straniera. Sono in preparazione, in particolare, le cause al giornale spagnolo El Pais ed al settimanale francese Le Nouvel Observateur. Le rivendicazioni sono sempre le stesse: calunnia sulla vita privata del premier, il quale giustifica del tutto la sua dichiarazione fatta al G8 di Hokkaido del 2008: “Sono il recordman assoluto per numero di udienze giudiziarie sia tra gli uomini, che tra gli altri esseri di altri pianeti”. In realtà, bisogna notare che spesso non è lui a citare qualcuno in giudizio, ma altri a citare lui, sospettandolo di legami con la mafia, corruzione e reati fiscali.
Ci si chiede come mai tali argomenti non siano diventati il motivo dello scandalo intorno a Berlusconi, come è stato invece per le “giallastre” discussioni sulla vita privata del premier: queste domande non bisogna farle non a lui, ma ai media di opposizione. Un famoso attivista italiano, l’attore e politico Beppe Grillo nel suo blog (che, secondo Technorati, è tra i dieci più visitati al mondo) ha scritto un appello ai giornalisti: che fermino la loro “metamorfosi” kafkiana in scarafaggi, che “non sono né di destra né di sinistra”, ma che sono così solo per non farsi mangiare. “Dopo vent’anni di oppressioni, siete riusciti a fare dieci domande a Berlusconi: quelle sbagliate” – afferma Grillo. “Sono domande del tutto innocue, che non possono coinvolgere i vostri padroni, i vostri azionisti di maggioranza. È per questo che non fate mai domande sulla mafia, né sulla partecipazione del premier alle riunioni della “Propaganda2” (una misteriosa loggia massonica nata negli anni ’80 con lo scopo di riportare l’Italia ad un regime autoritario)”. Quindi, anche all’interno della stessa opposizione si manifestano dei dubbi riguardo all’incorruttibilità della crociata intrapresa dalla stampa italiana contro il governo. Stiamo forse assistendo ad una gazzarra per il potere, invece che alla lotta per la libertà di parola? Tali “pensieri intempestivi”, naturalmente, danno una mano a Berlusconi, che si è appropriato benissimo del principio di un altro leader romano: “Divide et impera”.
Jeff Andrews, autore del libro “Un paese anomalo: l’Italia dopo Berlusconi” (“Not a Normal Country: Italy after Berlusconi”), in un recente articolo per il Financial Times ha indicato per l’ennesima volta le due principali cause della crisi politica in Italia: il totale controllo da parte di Berlusconi sulle televisioni e sugli altri mezzi di comunicazione, e la mancanza di un adeguato programma d’azione da parte dell’opposizione (visto che quelli “di sinistra” sono stati completamente screditati da una serie di scandali sulla corruzione). Questa combinazione di fattori ha permesso al leader italiano di partire da zero e di ergersi al vertice degli indici di popolarità. In particolare, è lui l’autore della ricetta ideale per creare “un quasi autoritarismo nella quasi democrazia”. Il politologo ed editorialista del Corriere della Sera Giovanni Sartori definisce il regime di Berlusconi come un “sultanato”, dove c’è un capo supremo, il suo harem ed uno spaurito seguito. “È un reality show che si scalda solo con gli scandali sessuali – ha spiegato Sartori al Los Angeles Times – Una cosa che, nelle condizioni di una qualsiasi altra democrazia, avrebbe distrutto la carriera del premier in una sola notte, non produce sugli italiani la dovuta impressione. Oltre a ciò, non dimenticate che lui controlla il 90-95% delle televisioni italiane. E lì vengono date solo interpretazioni corrette”.
In una situazione del genere, è grave rimproverare la stampa di opposizione di “domande scorrette”: sono pur sempre domande, e non “interpretazioni corrette”. Però, i media stranieri, naturalmente, hanno maggiori possibilità di fare critiche pungenti. Basta ricordare che la pratica delle domande a Berlusconi non è stata introdotta da La Repubblica, ma dal periodico britannico The Economist, quando, nel 2003, il direttore Bill Emmott scrisse una lettera aperta al primo ministro. Fu solo uno dei tanti numeri del periodico contenenti critiche alla politica italiana ed alla persona di Berlusconi (il primo attacco fu un numero del 2001 dell’Economist con la scritta in copertina: “Perché Berlusconi non è adatto per ruolo di leader dell’Italia”). Il premier provò a stroncare la polemica nella sua maniera abituale: con una citazione in giudizio. Tuttavia, nel settembre del 2008, il tribunale di Milano diede ragione alla redazione (che ribadì in maniera documentata tutti i fatti descritti nei suoi articoli) ed obbligò perfino Berlusconi a pagare 25 000 euro di spese processuali. Quel successo, per la stampa britannica, è rimasto fino ad oggi motivo d’orgoglio. D’altra parte, forse, i numerosi attacchi contro il premier italiano da parte dello stesso giornale The Times, non sono poi così disinteressati. Il magnate Rupert Murdoch, a cui appartiene il giornale, ormai da diverso tempo si batte contro il dominio in Italia delle televisioni private di Berlusconi, con lo scopo, però, di liberare il posto per i suoi canali Sky. Ed allora, in questo caso potrebbe avere ragione Beppe Grillo ad indignarsi.
Il premier come esempio
In estrema sintesi, c’è uno scandalo crescente, nel quale nessuno dei protagonisti può dimostrare di aver ragione. Un semplice rimprovero a Berlusconi per la sua incontinenza sessuale, da parte del quotidiano cattolico “L’avvenire”, è bastato a far sì che il quotidiano pro-premier “Il Giornale” (il cui proprietario è il fratello di Berlusconi) accusasse di omosessualità il direttore di “Avvenire” Dino Boffo. Boffo, pur rigettando le accuse, ha comunque lasciato la carica di direttore. E per finire, l’ondata di querele è stata prolungata da Gianfranco Fini, alleato di Berlusconi nel partito di coalizione “Il popolo delle Libertà”, il quale ha accusato “Il Giornale” di allusioni a doppio senso in merito ad alcuni dettagli della sua vita privata ed ai suoi rapporti con i partiti di sinistra. L’opposizione, al momento, non sa ancora se rallegrarsi o meno per lo scollamento creatosi tra le fila del governo. In fin dei conti, anche questa cosa potrebbe giocare a favore dell’inaffondabile Berlusconi.
Recentemente, il medico personale del premier, Umberto Scapagnini, come riporta il periodico tedesco Der Spiegel, ha dichiarato che il suo paziente “tecnicamente, è quasi immortale, il suo corpo ed il suo intelletto mostrano effettivamente una salute disumana. Dal punto di vista genetico è sorprendente”. Rinfrancato da tali notizie, il settantaduenne premier si batterà apertamente per la sua longevità – sia fisica che politica. Perciò, il presidente del Land tedesco del Baden-Württemberg, Günther Oettinger, non deve sorprendersi del fatto che Berlusconi non si sia presentato ad un incontro con lui per andare a fare delle cure termali in Umbria. È un uomo che lavora per il suo futuro. Quindi, hanno ragione quei sociologi che hanno già iniziato a studiare “il fenomeno Berlusconi”. Federico Boni, esperto di comunicazione, ha scritto un libro, “Il superleader” (“The Superleader”), così come Marco Belpoliti con “Il corpo del boss” (“The Body of the Boss”). Entrambi i ricercatori hanno provato a comprendere “il linguaggio del corpo” del premier italiano, la sua capacità di infondere fiducia e di utilizzare quei simboli archetipici, che sono cari a tutto il popolo. Federico Boni ha spiegato la sua idea a Der Spiegel: “Anche Mussolini si cimentava in diversi ruoli, ma nel suo caso, tuttavia, il disegno era coerente: era lui il duce al servizio del suo paese. Berlusconi è qualcosa di nuovo. È un supereroe senza caratterizzazione: come un personaggio di un giornalino a fumetti. Può assumere qualsiasi forma in un solo secondo: allenatore di calcio, salvatore del popolo, campione del sesso, imprenditore e semplice operaio. Può essere qualsiasi cosa”. Ma la cosa più pericolosa, ovviamente, è che può anche essere un esempio da imitare, quasi come lo era Mussolini un tempo. Proprio in questo sta il senso della partecipazione internazionale a quelle che sembrerebbero lotte locali, di parte – e limitate all’Italia – per la libertà di stampa.
Dal sito del settimanale “Ogonëk”, n. 19 (5097), 21/09/2009
Link all’originale: http://www.kommersant.ru/doc.aspx?DocsID=1235877
Traduzione Carmine Valentino

