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L’Italia vista dal mondo: Ezio Mauro, domande d’onore

Pubblicato da valeand su Settembre 24, 2009

mauro

« Sei sicura di te ? » è l’unica domanda che, da giornalista preoccupato della verità dei fatti, Ezio Mauro, direttore del quotidiano di sinistra La Repubblica, ha fatto, il giorno in cui la corrispondente del giornale da Napoli, Conchita Sannino, gli ha raccontato questa strana storia: Silvio Berlusconi si era recato alla festa per i diciotto anni di una ragazzina di nome Noemi Letizia, nella periferia della città portuale. In quel fine aprile 2009, nella redazione del quotidiano, al 90 di via Cristoforo Colombo, a Roma, questa incursione del presidente del consiglio è solo una cosa curiosa come un’altra. “Non avevamo alcuna idea del potenziale di questa storia”, racconta Ezio Mauro, più di quattro mesi dopo. Prudentemente, l’articolo viene pubblicato menzionando solo le iniziali del nome della ragazza.

Oggi è cambiato tutto. Le confuse spiegazioni del capo del governo italiano hanno trasformato la strana incursione in affare di Stato, e la cronaca del suo terzo mandato in una saga da Basso Impero. Ezio Mauro, 61 anni, l’ex ragazzo di Dronero (un comune di 7000 abitanti del Piemonte) che dirigeva il giornale del suo liceo chiedendosi come fare per far carriera, è diventato l’eroe della libertà di stampa. E forse della democrazia, da quando Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale il giornale e di chiedergli un risarcimento di 1 milione di euro per diffamazione. Eccolo oggi, a confronto con l’uomo che meno gli assomiglia, colui che, per renderli suoi complici, non esita a prendere gli italiani a testimoni della sua ossessione per le donne, e ad usare i metodi più violenti per far tacere i suoi detrattori.

Il suo ufficio gli assomiglia. Non ci sono giornali ammassati dappertutto, non ci sono foglietti attaccati ai muri. Il “direttore” si rimbocca le maniche ma conserva la sua riservatezza da piemontese. “Falso e cortese” dicono gli italiani dei loro connazionali del Nord. Nei dibattiti televisivi in cui tutti si insultano e si lanciano invettive, lui sa conservare il suo distacco da osservatore. Nella redazione, alcuni lo avrebbero voluto “meno prudente, più impegnato”. “Falso, è la persona più leale che conosca”, spiega Francesco Merlo, un giornalista ingaggiato da Ezio Mauro. “Tutte le culture italiane si confrontano con La Repubblica. È un organismo vivo, che ha anche i suoi eccessi. Il distacco di Ezio, testimonia la sua eleganza. Non è facile mantenere il sangue freddo in un paese simile”.

Effettivamente, sarebbe facile farsi prendere dalle vertigini. Subito dopo Noemi è arrivata Patrizia, che confessa di essere stata pagata per andare al etto con il capo. Poi, si viene a sapere che una trentina di ragazze hanno animato le notti a pagamento del presidente del presidente del consiglio. La Repubblica racconta le contraddizioni di Silvio Berlusconi, la sua doppia vita, pubblica e privata, le interferenze della seconda sulla prima e fa domande. Dieci domande rituali, che vengono pubblicate ogni giorno. Che si basano su fatti accertati, su informazioni verificate, su dichiarazioni pubbliche. “All’inizio, le nostre domande erano destinate ad un’intervista”, racconta Ezio Mauro. “Abbiamo dato quattro giorni a Berlusconi per chiarire. Non ha voluto farlo e noi abbiamo deciso di pubblicarle così com’erano”.

“È la mia intimità”, si difende il “Cavaliere”. “Come se ci si potesse costruire un muro intorno, per impedire all’informazione di circolare”, si affligge Ezio Mauro. “Le contraddizioni del potere sono il vero campo d’azione del giornalismo e rappresentano un problema per la democrazia. I pettegolezzi non mi interessano affatto”. Mentre il governo vorrebbe trascinarlo sul terreno della lotta politica, facendo passare – per meglio denunciare una “strumentalizzazione” condotta dai “comunisti e dai catto-comunisti” – il giornale per il portavoce del Partito Democratico, il direttore vuole restare nell’ambito professionale. “Come andrà a finire per il presidente del consiglio e per la democrazia italiana?” – si chiede. “Piuttosto, occupiamoci del giornale di domani”.

Il giornalismo è l’unica passione nota di Ezio Mauro, « Ho sempre voluto fare questo mestiere » ricorda. Una piccola lettera di raccomandazione gli permette di entrare alla Gazzetta del Popolo, un quotidiano di Torino. Gli affidano la cronaca. Mentre l’Italia, sulla scia degli attentati e degli omicidi, sprofonda negli anni di piombo, egli, da uomo di sinistra qual è, scopre la “violenza disumana e senza obiettivi politici” del terrorismo.

Sette anni dopo, cambio di giornale e di direzione. La Stampa, il giornale della famigli Agnelli, lo manda a Roma come giornalista politico. “Ho messo un punto d’onore: non accettare mai un pranzo o una cena con un politico , a meno che ciò non sarebbe potuto servire per i miei articoli. Con loro, viviamo fianco a fianco, ma siamo due razze differenti. Il nostro compito è di gettare luce su ciò che loro non vogliono dire”.

Voglia di impegnarsi ? Quando, nel 1996, prende le redini di La Repubblica, succedendo al carismatico Eugenio Scalfari, fondatore della testata nel 1976, Ezio Mauro ha subito l’impressione di essere a suo agio. “La Repubblica è il giornale che mi assomiglia di più”, dice. “È come una seconda pelle. Qui, la passione giornalistica può essere violenta, si possono portare avanti grandi battaglie nazionali e puntare sull’intelligenza degli italiani.”. Con le armi della sua discrezione e dei suoi principi, riesce a governare una redazione nella quale convivono alcune delle migliori penne italiane, da Umberto Eco a Pietro Citati.

La guerra è totale. Un giornale di destra, Libero, ha tentato di screditare Ezio Mauro con il pretesto che egli avrebbe pagato in nero una parte del costo del suo appartamento romano. L’attacco non è andato a buon fine. Ma le dimissioni, dopo una calunniosa campagna di stampa, di Dino Boffo, il direttore del quotidiano cattolico Avvenire, suonano come un “avvertimento”, dice Ezio Mauro, “a tutti gli editori dei giornali”. Tuttavia, la denuncia di Silvio Berlusconi contro La Repubblica, non ha provocato alcuna manifestazione di sostegno da parte di questi ultimi: “Non mi aspettavo alcuna solidarietà. Ognuno usa la propria libertà come gli pare” taglia corto, amaramente, Ezio Mauro.

La Repubblica ha i mezzi per resistere. Le vendite (580 000 copie) del quotidiano sono in aumento del 10 % circa. Un gruppetto, che va dai cinque ai dieci giornalisti, lavora esclusivamente sull’ “argomento Berlusconi”. L’appello per la libertà di stampa lanciato sul sito del giornale ha raccolto più di 350 000 firme. Una manifestazione è prevista per sabato 19 settembre a Roma. “Il semplice fatto di dover organizzare questo raduno proprio nel cuore dell’Europa è già abbastanza significativo” si lascia scappare Ezio Mauro. Ogni giorno, i lettori incoraggiano il giornale a non “arrendersi” ed a continuare a denunciare “l’anomalia occidentale” che è diventata l’Italia.

Il direttore di La Repubblica si dice pronto a pubblicare “Le dieci domande” al presidente del consiglio fino a quando ce ne sarà bisogno. Dall’altro lato del tramezzo, lo attende l’assemblea di redazione. Il titolo dell’edizione di domani? “Bisogna fare affidamento su Berlusconi, ci aiuterà sicuramente a trovarlo”, dice spingendo la porta. Giornalismo, nient’altro che giornalismo.

Philippe Ridet

Da LeMonde.fr 15/09/2009, ore 16:14

Traduzione Carmine Valentino

Una Risposta a “L’Italia vista dal mondo: Ezio Mauro, domande d’onore”

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