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L’Italia vista dal mondo: A Trieste, la penna ed il corvo

Pubblicato da valeand su Maggio 1, 2009

Veit Heinichen ha posto in epigrafe al suo primo romanzo, Gli squali di Trieste (Seuil, 2006), questa frase presa in  prestito da Italo Svevo : “Ciò che nessuno sa e che non lascia tracce non esiste”. Oggi, a Trieste, tutti sanno. Il 21 febbraio, questo scrittore tedesco di 51 anni ha rivelato, sulle pagine del Piccolo, il quotidiano locale, ciò che, dal caffè Tommaseo fino al caffè Delle Specchie, si sussurrava già da tempo: da più di un anno, egli è oggetto di una campagna diffamatoria. Alcune personalità di spicco della città – politici, editori e ristoratori -  hanno ricevuto in totale un centinaio di lettere anonime. Il  loro autore afferma che Heinichen non sarebbe soltanto quel romanziere affabile e buontempone, quel famoso ex-editore, ma anche un pericoloso pedofilo, già condannato in Germania. “Questo non è un racconto inventato, scrive l’autore di “Morti in lista d’attesa”, ma la storia vera di un romanzo noir ancora senza soluzione”.

Tutto ha inizio il 3 gennaio 2008, con due telefonate anonime. Una al Gran Malabar, il caffè dove Heinichen si gode il vino bianco del Carso (la collina che domina la città), l’altro alla sua compagna, una talentuosa restauratrice. La polizia lo ha immediatamente assolto dall’accusa di pedofilia. Nessuna traccia di condanne, una nota passione per le donne… “Preferisco le madri ai loro figli”, dice.morticarso

L’inchiesta, segretata , lo costringe a raccontare tutta la sua vita, a rileggere le sue agende, a ricordarsi di contenziosi con editori concorrenti, di scrittori che ha rifiutato di pubblicare, forse di mariti gelosi. E lui ha l’impressione sgradevole “di esser nudo il giorno della visita di leva”, e quella che “qualcuno cerchi di distruggere la (sua) vita”.

L’autore delle lettere anonime, che mescola verità e bugie, sa quasi tutto di Heinichen. Non è difficile: i suoi romanzi sono ambientati a Trieste ed il suo personaggio, il testardo e flemmatico poliziotto Proteo Laurenti, gli assomiglia. Il resto, le notizie sulla sua carriera di dirigente alla Mercedes, sulla sua vita di editore di prestigio alla Fischer Verlag e poi alla Berlin Verlag da lui stesso fondata, si trovano su Internet. C’è però un cosa più inquietante: il diffamatore conosce l’indirizzo della sua casa in legno che domina la baia di Trieste.Un giorno, il romanziere ha trovato un adesivo sulla sua cassetta delle lettere. Sempre la stessa accusa: pedofilo. In un anno, il “serial writer”, come la ha soprannominato il Piccolo, non ha mai commesso errori. “Queste lettere scritte al computer in perfetto italiano non contengono alcuna traccia umana, spiega Heinichen. Nessuna impronta digitale, né tracce di DNA, nulla. Un lavoro da professionisti”.

Da quel momento, Heinichen non si sente più tranquillo. Si guarda intorno quando passeggia in riva al mare. Gli capita di andare in collera: “Questa aggressività non mi appartiene”. Ciò che è ancora peggio per un romanziere: “Questo caso occupa il 70% del mio tempo! Devo scrivere di notte”. C’è un’altra ferita, che lui evoca a mezza voce: sentirsi rifiutato dalla città dove ha scelto di vivere dal 1999. Quell’anno, ha abbandonato tutto per realizzare il suo sogno, quello di scrivere finalmente qualcosa di suo. Nato vicino alla frontiera tra la Germania, la Svizzera e la Francia, a Trieste ha trovato altre frontiere, che lo hanno ispirato: “Non sono un limite, ma una speranza di spazio”. Poi, a Trieste, si è sentito come a casa sua, “in questa città che ha inventato l’Europa molto prima dei funzionari di Bruxelles”. Infine, a Trieste, ha goduto della benefica ombra degli scrittori che l’hanno preceduto in città. Anche il vecchio Boris Pahor, 96 anni, spesso citato come futuro Premio Nobel per la letteratura, ha ricevuto una lettera anonima. “Quelli che non hanno ricevuto niente si sentono offesi”, scherza Heinichen.

Dopo essere stati in scacco per un anno, lo scrittore e la polizia hanno deciso di cambiare strategia : far sapere tutto per indurre in errore l’anonimo. Una vera e propria campagna di stampa, organizzata in collaborazione con il direttore del Piccolo, che ha affidato il caso a tre giornalisti. “Abbiamo spezzato il suo gioco, spiega Heinechen, Forse non scriverà altre lettere, ma ciò non vuol dire che sia meno pericoloso”. Pausa. “Il suo silenzio mi inquieta ancora di più”.

Da allora, l’anonimo autore delle lettere non ha dato segni di vita. La polizia tende a considerarle opera di un pazzo. Lo scrittore, che ama le trame intricate, ha un’altra spiegazione: la soluzione dell’enigma va cercata nei cinque libri che ha pubblicato e nei quali Proteo Laurenti getta luce sulle ombre di Trieste. Dietro le facciate austere delle banche, delle società assicuratrici e delle ditte di import-export, si trova di tutto: loschi funzionari, politici corrotti, ex fascisti diventati degni di rispetto, delitti irrisolti. Forse Laurenti ha rivangato troppo nel passato? “Faccio sapere le cose, ed è questo che destabilizza”, vuol credere lo scrittore.

C’è un’altra pista : la vendetta politica. In dieci anni, lo scrittore è divenuto una personalità di spicco a livello locale. Interviene pubblicamente, denuncia, mostra la sua simpatia verso il centro-sinistra in una città di destra. Il sindaco di Trieste non gli ha manifestato particolare solidarietà: “Non bisogna fare drammi, tutti i personaggi pubblici sono vittima di questo genere di attenzioni”. Se gli italiani non si fanno scrupolo di parlar male di sé stessi, detestano però che lo faccia che uno straniero al posto loro. Tanto da scatenare una fatwa? “Il linciaggio verbale è più semplice dell’assassinio. Non siamo a Napoli, qui è difficile trovare un assassino”, spiega il romanziere.

Sulle pagine del Piccolo, “i cani investiti” hanno preso il posto del caso Heinichen. “Ci vorrebbero notizie fresche”, spiega un giornalista. Un’altra lettera? Che il colpevole venga finalmente smascherato? Veit Heinichen si fa vedere meno spesso seduto al Gran Malabar o mentre rema nelle acque della baia. Nel suo giardino sulla terrazza, sarebbe proprio ora di estirpare le erbacce. Il suo sesto romanzo, che sta uscendo in Germania, lo costringe a frequenti viaggi avanti e indietro. Il libro si chiama “Il riposo degli uomini forti”. Riposo? Heinichen ne avrebbe prprio bisogno…

Philippe Ridet

Da LeMonde.fr, 10/03/2009, ore 14,43.

Traduzione a cura di Carmine Valentino

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