L’Italia vista dal mondo: « L’Unità » è malata
Pubblicato da valeand su Aprile 14, 2009
Stampa. Lo storico giornale della sinistra attraversa una forte crisi.
Nuova formula e nuovo azionista. Ma, malgrado tutto, nuova crisi. Sei mesi dopo essere stata rilanciata, ringiovanita e rammodernata attraverso un’accattivante campagna pubblicitaria firmata Oliviero Toscani, L’Unità è sull’orlo del baratro. A fine febbraio, la direzione ha lasciato intendere ai sindacati che “il 23 marzo”, in mancanza di una soluzione adeguata, potrebbe “dichiarare il giornale in fallimento”. Come risposta, i dipendenti hanno proclamato cinque giorni di sciopero. Ieri, al termine di un’assemblea generale, gli azionisti hanno esposto nei dettagli il piano di austerity, che prevede la diminuzione del numero di pagine, la chiusura delle redazioni locali, licenziamenti anticipati e mancato rinnovo dei contratti precari. In poche parole, il rilancio del quotidiano è di nuovo seriamente in dubbio.
Lo zio d’America. L’ex organo del Partito comunista italiano, lo scorso anno, pensava di aver trovato il suo zio d’America nella persona di Renato Soru. Poiché “il fondatore del giornale, Antonio Gramsci, era sardo” come lui, e poiché lui stesso stava pensando di investire nella stampa, il proprietario dell’operatore delle telecomunicazioni Tiscali aveva accettato di assumere il controllo de L’Unità e di salvarla da un nuovo fallimento. L’iniziativa era stata pilotata dal segretario del Partito Democratico (PD) ed ex direttore de L’Unità, Walter Veltroni, che si era rivolto a Soru, imprenditore ma anche presidente del consiglio regionale della Sardegna.
Giornalista dalla penna affilata di La Repubblica, Conchita De Gregorio, 45 anni, era stata chiamata a dirigere il quotidiano per rinfrescare la forma ed i contenuti dello storico giornale della sinistra. Con un layout diverso ed un formato più piccolo, sul modello dei free press, il nuovo corso de L’Unità ha fatto la sua apparizione alla fine del 2008, in occasione della grande manifestazione del Partito Democratico a Roma. Più incentrato sui problemi della società, L’Unità, nel giro di pochi mesi, ha vinto la sua scommessa presso il pubblico. Siamo lontani dalle centinaia di migliaia di copie che il giornale vendeva ai tempi d’oro del Partito Comunista ma, nel contesto del marasma generale che sta vivendo la stampa, le vendite sono in risalita. A febbraio, con 52 000 copie vendute, L’Unità ha visto un aumento del 12% rispetto al 2008.
Campagna di abbonamenti Ma il panorama economico, politico ed editoriale è profondamente cambiato. A Febbraio, alle elezioni per la guida della Regione Sardegna, Soru è stato nettamente sconfitto dal candidato di Berlusconi e, sulla scia di questo risultato, Veltroni ha dato le dimissioni. Due settimane dopo, l’amministratore delegato, nominato da Soru, ha annunciato l’inizio della ricerca di nuovi azionisti che lo sostituissero. Per il giornalista Giampaolo Pansa, acuto osservatore della vita politica italiana, non c’è dubbio: “Soru ha usato L’Unità come se fosse un taxi: serve solo per una corsa, si paga e si scende”. Dopo che avrebbe già investito 20 milioni di euro per un giornale che, a quanto pare, continua a perdere 500 000 euro al mese, l’interessato rifiuta di pronunciarsi sull’argomento. È anche vero che, con la crisi, il fondatore di Tiscali ha preoccupazioni ben più grandi rispetto a L’Unità. Il suo gruppo, che nel 2000 fatturava 15 miliardi di Euro, oggi vale solo 90 milioni. Per salvare il giornale, la CGIL, il grande sindacato di sinistra, ha annunciato l’intenzione di lanciare una campagna di abbonamenti. Ma urgono capitali freschi. Purtroppo, in occasione dell’assemblea generale di ieri, ai dipendenti è stato annunciato che nessun nuovo acquirente si era fatto avanti.
ROMA, dal corrispondente ERIC JOZSEF
Da Libération.fr, 11/03/2009, ore 06,54
Traduzione a cura di Carmine Valentino
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La stampa transalpina nella bufera
Secondo la Fieg (Federazione italiana degli editori dei giornali), l’anno scorso, in Italia, le vendite dei giornali sono calate in media del 5,2%. Ma per Il Corriere della Sera, il quotidiano principale, il calo, alla fine del 2008, si attesterebbe praticamente all’8% ( 601 000 copie vendute) rispetto al 2007, mentre La Repubblica vede le proprie vendite scendere fino a 532 000 copie, ciò vuol dire -20,7%. Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, scende a 170 000 copie, mentre La Stampa di Torino si mantiene stabile. In alcune redazioni si preparano dei licenziamenti collettivi e, nella maggior parte dei giornali, il numero di pagine è stato ridotto. Inoltre, il calo della pubblicità si fa dolorosamente sentire. In media, solo per la stampa nazionale, essa è diminuita del 32% in un anno. Qualcuno evoca la necessità di creare gli “stati generali della stampa”, come è avvenuto in Francia. Il presidente della Fieg ritiene “che occorrano misure straordinarie per una crisi straordinaria”.
Da Liberation.fr, 11/03/2009 ore 06,54.
Traduzione a cura di Carmine Valentino

