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L’Italia vista dal mondo – Fred Vargas : “difendere Battisti non vuol dire ignorare le vittime”

Pubblicato da valeand su Marzo 17, 2009

Cesare Battisti è uno di quei militanti dell’estrema sinistra italiana, passata alla lotta armata negli anni ’70, che si sono rifugiati in Francia, forti della promessa fatta nel 1985 del Presidente della Repubblica, François Mitterrand, di rifiutare di estradarli. Ma nel febbraio 2004, sotto la presidenza di Jacques Chirac, l’Italia ha chiesto alcune estradizioni, tra cui quella di Battisti, condannato all’ergastolo per omicidio. La Francia ha autorizzato l’ estradizione ma, il 24 agosto 2004, prima che il decreto fosse firmato, Battisti è scappato. È stato arrestato il 18 marzo 2007 in Brasile, è gli è stato concesso, il 13 gennaio, la status di rifugiato politico.

Lei è una romanziera molto riservata, ma nella difesa di Cesare Battisti è in prima linea. Perché un tale impegno?

Certamente non perché era un amico, dato che non lo conoscevo. Non perché era un confratello, perché io non ho alcun riflesso corporativistico. Ho studiato il suo caso prima di firmare la prima petizione, e fui una delle ultime a farlo. Ma l’ingiustizia era palese, e ne ho scoperto la portata poco a poco. Non era possibile accettarla. Credevo che il caso sarebbe durato un mese o due. Al momento sono passati cinque anni… Ma lei sa come sono fatti gli archeologi: cercano la verità, e smettono di scavare nelle viscere della Terra solo quando l’hanno trovata. È il mio mestiere, che la verità appartenga al Medioevo o al giorno d’oggi. Lo faccio.

L’Italia è un paese democratico, la giustizia italiana ha giudicato Battisti e, in nome delle vittime, gli chiede risarcimento. Ciò non sembra illogico…

Certo che è una democrazia, chi lo nega? Ma democrazia non ha mai significato “paese perfetto”. La storia della Francia lo testimonia. Ogni democrazia può, ahimè, conoscere derive, in un certo momento scottante della sua storia. Fu così per la giustizia italiana durante gli anni di piombo, la quale istruì più di 4000 processi contro l’estrema sinistra. Non c’è nessuno storico serio che possa dire che quei processi furono tutti “regolari”. Nessuno può negare l’esistenza delle torture: durante il primo processo in cui compariva Battisti, furono accertati tredici casi di tortura. E, del resto, nessuno di questi torturati ha mai pronunciato il nome di Battisti.

Io non ho mai difeso la lotta armata, da qualsiasi idea essa venga, ed è offensivo sentir dire che difendere Battisti vuol dire ignorare le vittime. Ma non si può sostenere che questi processi siano stati esemplari. Il caso del processo di Adriano Sofri, con pentimento, ne è un triste e celebre esempio. Io sostengo Battisti perché il suo processo fu falsato dall’inizio alla fine. Imprigionare falsi colpevoli non aiuterebbe le vittime.

Su che cosa si basa la giustizia brasiliana per contraddire la decisione francese, rifiutare di estradare Battisti e concedergli l’asilo politico?

Per la prima volta da cinque anni, un ministro della giustizia, quello del Brasile, si è preso il tempo di esaminare dei documenti, irrefutabili, ed è arrivato alla conclusione che il processo italiano che aveva condannato battisti era inquinato. Ciò è esatto. Ha anche considerato che c’erano molti elementi che permettevano di dubitare della colpevolezza di Battisti: assenza una prova materiale, assenza di un testimone oculare affidabile, uso esclusivo delle “testimonianze” dei pentiti e di coloro che si dissociavano, ed ottenevano sconti di pena, talvolta notevoli, accusando Battisti all’unisono. E soprattutto: Battisti che era stato per due anni membro dei PAC (Proletari armati per il comunismo), subì un primo processo in Italia, dove non fu mai accusato dei quattro omicidi commessi dal suo gruppo.

Nel 1981, è stato condannato a dodici anni di reclusione per “sovversione e concorso in banda armata”, cosa che non ha mai negato. Come non ha mai negato la sua “responsabilità collettiva” nei terribili avvenimenti degli anni di piombo. Invece, era assente quando è iniziato, con l’arresto del capo del gruppo, un secondo processo collettivo: questo capo si dichiarò “pentito” e, curiosamente, Battisti fu allora “rappresentato”, per tutta la durata del processo, tramite “mandati”, procure che sono dei falsi. Come risultato di tutto ciò, fu il solo ad essere condannato all’ergastolo, nel 1988. Non è strano? Cosa direste se ciò capitasse a voi? Non avreste l’impressione di essere stati terribilmente usati? Il Consiglio di Stato francese e la Corte Europea sono stati informati nel 2005 della falsità di tali mandati (con perizia), cosa che rendeva l’estradizione legalmente impossibile. Ma quei tribunali hanno scelto di ignorarli ed hanno concesso l’estradizione… sulla base di quei “mandati”! Il Brasile, invece, ha lavorato diversamente: ha esaminato quei documenti, e, per la prima volta dall’inizio del caso, questo paese ha effettuato un vero lavoro di giustizia, dichiarando inquinato il processo.

Come spiega il fatto che, tra tutti i protagonisti di questo periodo storico agitato, Battisti sembri oggi l’unico simbolo?

Il meccanismo è semplice. Battisti non era nessuno durante gli anni di piombo. Era solo un ragazzo esaltato tra decine di migliaia di altri e che, come dice egli stesso, ha commesso il madornale errore di oltrepassare la soglia delle armi. Non era neanche “capo” del suo gruppetto (ci furono circa 200 gruppi armati durante quel periodo). Nessuno conosceva il suo nome prima che Berlusconi avesse avuto l’idea – elettorale – di richiedere nel 2004 l’estradizione di una ventina di rifugiati a Jacques Chirac. Battisti (in quanto scrittore) figurava in cima alla lista. Ma, in maniera inaspettata, si è scatenata in Francia una vigorosa protesta. Che ha provocato subito una reazione italiana: è stata lanciata dall’Italia una violenta propaganda mediatica per spegnere il movimento difensore francese. Secondo una tecnica storicamente sperimentata, i media hanno fatto di Battisti semplicemente un “mostro”, e ciò ha funzionato perfettamente. Ma dopo, come fermare il treno dell’opinione pubblica convertita? Se ci fosse stato un altro nome in cima alla lista, avrebbe funzionato allo stesso modo.

Una delle argomentazioni più efficaci dell’offensiva italiana, poi francese (oggi in Brasile) è stata quella di far credere che, in occasione dell’aggressione dei PAC contro il gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso in strada nel 1979, Battisti avrebbe sparato contro il figlio quattordicenne di questi, Alberto, rimasto paraplegico. Tutti ne sono ancora oggi convinti. Battisti? Un killer di bambini.

Come difendere un uomo in queste condizioni? Impossibile! Ora la stessa giustizia italiana ha ammesso che Battisti non faceva parte del commando contro Torregiani! Che non era in quel posto e che il ragazzo fu colpito da un proiettile vagante partito dalla pistola di suo padre. Ciò è negli atti del processo. Se l’Italia reagisce con una violenza così sproporzionata, vuol dire che il processo che ha condannato Battisti è emblematico delle devianze della giustizia di quell’epoca: torture – tra cui il supplizio medievale dell’acqua salata iniettata con la forza nello stomaco – , falsi mandati, avvocati imprigionati e pentiti in seguito a pressioni… Un segreto di Pulcinella, certo, ma un segreto che la storia italiana non vuole riconoscere. Bisogna quindi a tutti i costi cancellare il processo Battisti e, perciò, seppellire l’uomo Battisti nel più profondo di una cella. È una logica politica terribile che il Brasile ha interrotto con obiettività, saggezza e coraggio.

Se il Brasile resterà fermo sulla sua decisione, cosa farà Battisti, cosa si augura?

Ritornare ad essere l’uomo normale che era prima. Non sentir più parlare del personaggio che è stato costruito intorno a lui. Scrivere dei romanzi, vedere le sua figlie. Non sogniamo, ciò sarà molto difficile, poiché, quando un “caso” ha raggiunto questo stadio, si può temere ogni cosa. In che modo Battisti potrà camminare in una strada di Rio? È proprio quello che lui stesso si chiede. Entro un secolo, giustizia sarà fatta. Ma ora?

Intervista di Josyane Savigneau

“Le Monde” del 21/02/2009

Traduzione Carmine Valentino

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