Ecco altri due spot girati insieme ai ragazzi della scuola Virgilio IV di Scampia
Solo quando ballo
I sogni dello zaino
Pubblicato da valeand su Ottobre 19, 2009
Ecco altri due spot girati insieme ai ragazzi della scuola Virgilio IV di Scampia
Solo quando ballo
I sogni dello zaino
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Pubblicato da valeand su Ottobre 19, 2009
Girato insieme ai ragazzi della scuola Virgilio IV di Scampia (Na)
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Pubblicato da valeand su Ottobre 18, 2009

Lui, 83 anni si stava dedicando alle lezioni sull’arte drammatica ; lei, 80 anni, è stata europarlamentare. Per il loro ritorno sulla scena, al Teatro Piccolo di Milano, la loro città, Dario Fo e sua moglie, Franca Rame, hanno scelto di reinterpretare la figura del santo fondatore del capoluogo lombardo, in uno spettacolo intitolato Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano (dal 6 all’11 ottobre). Ma forse sarebbe meglio dire Milano e l’invenzione di Sant’Ambrogio…
Perché per Dario Fo e sua moglie, che già in passato sono stati bersaglio della Chiesa, Sant’Ambrogio (versi 340-397) non sarebbe altri che l’inventore dell’espressione “solo il furto ha fatto nascere la proprietà privata”. “Un vero e proprio comunista ante litteram”, come ha rivelato al quotidiano milanese Il Corriere della Sera. Ma per il drammaturgo, instancabile detrattore di Silvio Berlusconi, la cosa più bella è il fatto che alcuni elementi biografici di Sant’Ambrogio riecheggiano un po’ la situazione attuale del presidente del Consiglio, nato a Milano ed ingarbugliato in alcuni scandali privati di cui si rifiuta di ammettere l’esistenza. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da valeand su Ottobre 18, 2009
Il Sole 24 Ore, il grande quotidiano economico italiano sostenuto dalla Confindustria, ha pubblicato lunedì 5 ottobre una “Guida all’amnistia fiscale”. Che sembra destinata al successo, dopo che, venerdì, il Parlamento ha approvato definitivamente un controverso provvedimento di amnistia. Pagando una tassa del 5%, gli italiani potranno rimpatriare capitali, immobili, titoli finanziari, yacht e gioielli. Inoltre, lo Stato amnistia anche alcuni reati come il falso in bilancio. Gli intermediari finanziari non saranno più obbligati, in caso di sospetto riciclaggio di denaro, ad avvertire le autorità.
« Abbiamo un sacrosanto bisogno di soldi » per la salute e la ricerca, ha spiegato Silvio Berlusconi prima del voto, difendendone il “realismo”, mentre la sinistra, l’Associazione nazionale dei magistrati ed il settimanale cattolico Famiglia Cristiana denunciano “lo Stato mafioso”, un “vergognoso regalo” ai truffatori e un “insulto alle persone oneste”.
La guardia di finanza stima in 300 miliardi di euro l’ammontare dei patrimoni transalpini all’estero, di cui 125 sarebbero in Svizzera (soprattutto nelle banche della zona di Lugano), 86 in Lussemburgo e… 2 miliardi nella Repubblica di San Marino. Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, ha giustificato così il colpo di spugna giudiziario: “Non si poteva correre il rischio che per gli imprenditori fraudolenti, il ricorso all’amnistia fosse sinonimo di un’autodenuncia, che equivarrebbe ad una forma di suicidio”. Secondo la stampa italiana, la frode fiscale è praticata soprattutto dagli abitanti della laboriosa Italia settentrionale.
Durante il primo voto alla Camera, alcuni parlamentari di sinistra avevano abbandonato l’Emiciclo per protestare contro il provvedimento. Alcuni non esitano a definire l’Italia meno virtuosa “del cartello di Medellin”… Giovedì, l’ex giudice Antonio Di Pietro, leader del partito dell’Italia dei Valori, si è travestito da mafioso da operetta (con coppola e sigaro) per denunciare un “assegno in bianco” alla criminalità organizzata. Ironia della sorte, se l’opposizione fosse stata al completo per il voto definitivo di venerdì, avrebbe potuto bocciare il provvedimento.
Resta da sapere quanto esso renderà allo Stato italiano, che è il più indebitato d’Europa. Le due amnistie precedenti (2000 e 2002) avevano fruttato due miliardi di euro. Tremonti si rifiuta di fare previsioni, spiegando che la somma di 300 miliardi di evasione non può essere considerata come base di calcolo. “In questa cifra” ha dichiarato “ sono compresi fondi prodotti dalle attività criminali che non rientreranno mai in Italia, con o senza amnistia”. Una buona sorpresa per il governo: l’intensificazione della lotta contro l’evasione decisa qualche mese fa ha permesso al fisco di rimettere le mani su quasi 4 miliardi di euro.
Philippe Ridet
Da LeMonde.fr, 05/10/2009, ore 15,41.
Traduzione Carmine Valentino
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Pubblicato da valeand su Ottobre 18, 2009
Decine, se non centinaia di migliaia di manifestanti erano attesi, nel pomeriggio di sabato 3 ottobre in Piazza del Popolo a Roma, per rispondere all’appello “in difesa della libertà d’informazione” lanciato dalla Federazione nazionale della stampa. Erano previste mobilitazioni anche in un’altra dozzina di città italiane ed europee, tra cui Londra, Parigi e Bruxelles.
Per Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa, che è un sindacato di giornalisti italiani “l’atmosfera si è fatta pesante per il sistema dell’informazione”. La libertà sarebbe in pericolo, come farebbero temere le limitazioni alla pubblicazione di informazioni in materia di procedimenti giudiziari che il Parlamento si appresta a votare, ma soprattutto i ripetuti attacchi contro i giornali da parte di Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, sempre più impegolato nello scandalo legato alle sue frequentazioni di minorenni e squillo.
Tutto è partito dai sffuoi « inviti », rivolti agli investitori pubblicitari, a boicottare i giornali che danno fastidio, per passare quindi alle ingiurie nei confronti dei giornalisti definiti “farabutti” ed alla decisione di citare in giudizio i quotidiani La Repubblica e L’Unità. Il primo è stato reputato colpevole di aver pubblicato, ogni giorno, dieci domande scaturite dall’interpretazione del caso fatta da Berlusconi e dall’assenza di risposte riguardo alla sua “malattia”, denunciata dalla sua stessa moglie, Veronica Lario. Ma, dopo il crescendo di avvertimenti alla carta stampata di quest’estate, l’autunno si annuncia come un vortice di minacce, volte a mettere in riga le trasmissioni televisive che, dopo la pausa estiva, hanno fatto approfondimenti sullo scandalo.
Come nel caso, giovedì sera, di « Anno Zero », una trasmissione di Rai 2. Il giornalista Michele Santoro – che già una volta era stato cacciato per volontà di Berlusconi per poi essere reintegrato dalla giustizia – ha tenuto duro, malgrado gli avvertimenti del Cavaliere. E così, più di sette milioni di telespettatori hanno potuto seguire sui loro teleschermi il racconto di alcune ragazze che rievocavano i cachet ricevuti per passare le loro serate con il presidente del Consiglio. E, per la prima volta, compariva in diretta sugli schermi televisivi italiani Patrizia D’Addario, la squillo che ha trascorso una notte con il Cavaliere prima di essere candidata per una lista berlusconiana al consiglio comunale di Bari. Il momento clou della trasmissione è stato raggiunto quando lei ha affermato che Silvio Berlusconi “sapeva qual era il mio mestiere”, cosa che il Cavaliere ha sempre negato. In un paese in cui il Censis, un istituto di ricerche, spiega che il 70% delle persone formano la propria opinione attraverso la televisione, una trasmissione del genere può avere una certa influenza. Mentre il caso delle squillo e delle minorenni ha fatto il giro del mondo, i telespettatori italiani avevano, fino ad ora, potuto farsene solo una vaga idea. Nel mirino dell’opposizione c’è il direttore del telegiornale di Rai 1, Augusto Minzolini – voluto a ricoprire tale incarico proprio dal Cavaliere – che è riuscito nell’impresa di parlarne solo a mezza voce. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da valeand su Ottobre 10, 2009
La libertà di stampa e l’evoluzione dei giornalisti nella lotta per difenderla, e per difendere sé stessi, non sono solo un problema dell’Italia. Qui, semplicemente, nello scontro tra il premier Berlusconi ed il giornale Repubblica, tutto è più teatrale, più sessuale, più appassionante per il pubblico. Chi vincerà? Il potere senza principi o i principi senza potere?
Ol’ga Filina
Si definisce superman, toreador ed il miglior premier dell’Italia negli ultimi 150 anni. E definisce la stampa come quel mostro contro cui, all’eroe Berlusconi, tocca combattere.
La stampa è certa che lui sia un corruttore, un mafioso ed un pensionato con la fissazione per il sesso. E che essa sia la vittima innocente dei suoi intrighi.
Così, il conflitto tra l’attuale governo ed i media indipendenti in Italia si abbassa fino a quel livello di polemica nel quale entrano in gioco le offese reciproche. Una situazione senza precedenti per qualsiasi paese europeo. Il giornale di opposizione “La Repubblica” sta concentrando tutte le forze della cultura e dei media stranieri per la battaglia decisiva contro il regime. Il suo appello per la difesa della libertà di stampa in Italia è stato già firmato dal regista Bernardo Bertolucci, dagli attori Michele Placido, Roberto Benigni ed Adriano Celentano, degli scrittori Alessandro Baricco, Umberto Eco e Roberto Saviano, dal drammaturgo Premio Nobel Dario Fo, ed infine, dal leader del partito dei Verdi dell’Europarlamento Daniel Cohn-Bendit, dal sociologo Zygmund Bauman, ed anche dai giornalisti russi Dmitrij Muratov e Viktor Lošak. “Ogonëk” ha fatto una panoramica sul campo dell’imminente battaglia.
Il Cavaliere e le splendide dame
Che Berlusconi sia superman o no (ed ha convinto i telespettatori della sua Canale 5 che lo è), basta comunque solo il suo nome a far smuovere la comunità giornalistica internazionale. Nel 2006, è bastato che lasciasse la carica di primo ministro, per indurre Freedom House ad innalzare, nel suo annuale “Rapporto sulla libertà di stampa nel mondo”, l’indice dell’Italia da paese “parzialmente libero” a paese “libero”. Ed è normale che, quando si è ristabilito al potere, l’indice dell’Italia abbia iniziato a cadere precipitosamente. Se nel 2008, l’Italia, con i suoi media, si manteneva ancora al 65° posto, in coda tra i paesi “liberi”, nel 2009 è crollata di nuovo tra quelli “parzialmente liberi”, al 73° posto, esattamente tra il Sudafrica e le Samoa. E, quasi nello stesso momento, la Federazione internazionale dei giornalisti (International Federation of Journalists) ha esortato tutti i suoi simpatizzanti a preoccuparsi “per la vendetta che Berlusconi ha dichiarato ai media nazionali e stranieri, come risposta alle notizie sulla sua controversa vita privata”.
In generale stupisce il fatto che Berlusconi – dall’alto della sua esperienza in materia di querele – non abbia ancora condannato la Federazione per l’epiteto “controversa”. Questo perché, a quanto pare, è ormai stanco di spiegare che lui non ha problemi ma, al contrario “la maggioranza degli italiani, nel profondo dell’anima, vuole essere come me, ed in me vede sé stessa” (da un’intervista rilasciata ad uno dei “suoi” canali televisivi). Questa comoda convinzione permette perfino al premier di non respingere gran parte delle accuse che gli vengono avanzate, ma semplicemente di ritoccarne il quadro.
Non nega, ad esempio, di aver tradito sua moglie Veronica Lario, ricordando brevemente che “non è un santo”. Si limita soltanto a spostare i toni, come ha fatto, per esempio, in occasione della conferenza stampa successiva al vertice italo – spagnolo: “ Non ho pagato neanche una lira, neanche un euro per fare sesso. Per chi ama sedurre e conquistare, il piacere più grande sta proprio nella conquista. E se si paga, dico io, che piacere c’è?”. Del resto, è molto probabile che il primo ministro abbia detto la pura verità: dopotutto, Patrizia D’Addario, la ragazza escort che ha pubblicato le registrazioni dei suoi colloqui intimi con Berlusconi, non ha effettivamente preso soldi da lui. In un intervista al giornale francese “Le Journal du dimanche”, lei ha dichiarato che a darle mille euro sarebbe stato l’imprenditore Giampaolo Tarantini, che avrebbe voluto in questo modo far piacere al premier. Lo stesso “Cavaliere” (che in russo si può tradurre anche con “Rycar’”) le ha offerto soltanto un posto all’Europarlamento. Niente soldi, appunto. L’ultimo scandalo con la giovane modella Noemi Letizia ha sollevato un grosso clamore, ma anch’esso si è impantanato su alcuni particolari. Sì, il premier le ha regalato, per i suoi 18 anni, una collana dal valore di 5000 euro. Sì, la moglie Veronica Lario ha chiesto il divorzio perché suo marito “frequenta le minorenni”. Ma sia la stessa Noemi che i suoi genitori negano una relazione intima con Berlusconi, e non c’è ancora nessuna possibilità di portare questo dibattito più in là delle semplici speculazioni. Neanche le clamorose rivelazioni di Giampaolo Tarantini – che, davanti ai giudici della città di Bari, ha parlato dei suoi “servizi” al premier ed ha fatto i nomi di trenta ragazze – sono riuscite ad intaccare la retorica di Berlusconi: quel che più sorprende, è che queste non abbiano influito, se non in maniera irrisoria, sulla sua popolarità nel paese. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da valeand su Settembre 30, 2009
Boulder (Colorado) Inviato speciale
Se gli Stati Uniti, paradigma della società dei consumi, riuscissero un giorno a trarre profitto dalle loro montagne di spazzatura, sarà grazie a lui. Sguardo scintillante, sorriso gioviale e barba folta, Eric Lombardi è, a 54 anni, il pioniere americano del riciclo, il portabandiera dei militanti dei “rifiuti zero”. Una sfida che lui raccoglie nella città di Boulder (Colorado), oasi ecologica situata ai piedi delle Montagne Rocciose.
Qui, Eric Lombardi dirige Eco-Cycle, che negli Stati Uniti è la più grande organizzazione senza fini di lucro nel settore del riciclo: i suoi sessanta dipendenti differenziano 50 000 tonnellate di rifiuti all’anno, vale a dire quasi la metà di quelli gettati dai 300 000 abitanti della contea. Il resto viene trasportato con dei camion e sotterrato in una discarica, a quaranta chilometri di distanza.
Ma forse ciò non durerà ancora per molto: la municipalità e la contea, impegnate in un percorso verso i « Rifiuti zero », hanno appena approvato, nel mese di agosto, l’ingrandimento dell’ultramoderno complesso di riciclo gestito dalla Eco-Cycle. Cioè 8 milioni di dollari (5,4 milioni di euro) di investimenti, che vanno ad aggiungersi ai 14 milioni di dollari (9,5 milioni di euro) già sborsati. Una politica finanziata con una delle rare tasse locali sui rifiuti domestici del paese.
Eric Lombardi sa mostrarsi persuasivo. “Ho un esercito di ottocento volontari pronti, in caso di bisogno, ad occupare la sede del Comune”, scherza. Quest’uomo ha alcune valide argomentazioni, tanto di carattere ecologico quanto economico. “Guadagniamo dei soldi che poi reinvestiamo. C’è un mercato per tutti i tipi di rifiuti: carta, metallo, materiale di risulta, compost… anche i più difficili da riciclare come le plastiche o il polistirolo” assicura. Alcuni di essi (i rifiuti differenziati, ndt) vanno in Cina, la maggior parte resta negli Stati Uniti. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da valeand su Settembre 30, 2009
Un pentito della ‘ndrangheta (la mafia calabrese), un giudice tignoso ed un robot telecomandato : ci è voluta l’unione di questi tre elementi per far tornare a galla il mistero delle navi affondate nel Mediterraneo con il loro carico di rifiuti tossici e, secondo alcuni, radioattivi. Fino a quel momento, Francesco Fonti, 64 anni, condannato a cinquant’anni di carcere per traffico di droga e diventato – in cambio della sua libertà – “collaboratore di giustizia”, era stato poco ascoltato. Il suo dettagliato racconto in merito all’affondamento di tre navi – che egli stesso avrebbe effettuato nel 1992 – e ad una trentina di altri affondamenti – di cui avrebbe sentito parlare – aveva ricevuto solo una modesta risonanza. L’associazione ambientalista Legambiente e le inchieste di alcuni giornalisti – tra cui quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati nel 1994 in Somalia – avevano tuttavia in parte confermato ciò che lui aveva detto. Si sapeva che i padrini calabresi – oggi convertiti al traffico di cocaina – si erano specializzati, negli anni ’80 e ’90, nel trasporto di rifiuti tossici verso l’Africa (parallelamente a quello delle armi). Ma non vi era prova del fatto che avessero potuto farli sparire in mare aperto. In mancanza del corpo del reato, la giustizia aveva archiviato gran parte delle inchieste. Per fortuna, non è stato così per quella riguardante la sparizione del Cunsky, un mercantile di 116 metri di lunghezza. Nel 2008, appena arrivato a Paola, una cittadina della Calabria, il giudice Bruno Giordano decide di riaprirla. Pur senza risorse finanziarie, ha potuto contare sul sostegno di Silvestro Greco, un ex biologo marino, assessore regionale all’ambiente. “Nessuno faceva nulla, ci sentiamo responsabili”, spiega questi.
Per finanziare le ricerche in mare, la Calabria ha sbloccato 700 000 euro. Il 12 settembre, un robot telecomandato ha scoperto un relitto che corrispondeva alle dimensioni del Cunsky, e che giaceva a 487 metri di profondità, a 14 miglia nautiche da Cetraro, sulla costa occidentale della Calabria. Il robot ha effettuato una carrellata lungo lo scafo e la prua. La presenza di un buco provocato da un’esplosione conferma le ammissioni di Francesco Fonti. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da valeand su Settembre 29, 2009
Le luci del centro sono sempre troppo distanti e fioche. La periferia rimane collocata sul filo del rasoio, ad un passo dal baratro. Di chi è la colpa? Le colpe sono da dividersi equamente tra le varie compagini. Gli abitanti della periferia tendono a cullarsi nelle loro miserie e non lavorano sulla possibilità di emergere dalla condizione di emarginati. Il centro, intanto, continua a tenerli a distanza a causa dei pregiudizi e delle barriere culturali che si sono create con il tempo tra i due mondi. E’ una continua guerra del silenzio: tutti tacciono e nessuno prende atto della situazione, la forbice continua ad allargarsi paurosamente. La soluzione sarebbe semplice e dettata dalle esigenze e dal buonsenso: non deve esserci, da parte del centro, una politica dell’accoglienza degli emarginati ma al contrario, bisogna allargare il centro, comprendendo tutto quello che oggi è periferia all’interno del tessuto sociale più sviluppato. Giungo al punto della questione con un esempio pratico: il rione Salicelle dovrebbe e potrebbe diventare un luogo frequentato da tutti gli afragolesi, e soprattutto dalle istituzioni! Quest’anno “Puliamo il mondo” si è svolto proprio all’interno del quartiere. Il segnale che si voleva dare era proprio questo: recuperare uno spazio e restituirlo alla cittadinanza afragolese. Abbiamo scelto un campetto di calcio degradato e pieno di spazzatura, proprio ai piedi delle cosiddette “torri”, di fronte al Tribunale e alla Motorizzazione Civile. Avevamo provveduto all’impianto delle due porte nei giorni precedenti all’evento, grazie alla collaborazione preziosa del Vigile del Fuoco in pensione Luigi Caputo.
Per l’occasione sono state invitate le scuole afragolesi: S.E.S Europa Unita, L.S.S. Brunelleschi, e S.M.S Ciaramella. Portare i ragazzi in questi posti e farli vivere la situazione precaria del quartiere è un’esperienza di stimolo all’integrazione ed all’abbattimento dei pregiudizi, piaga che attanaglia la nostra città. Purtroppo gli imprevisti sono stati tanti, ma il più grave è stato quello dell’assenza totale delle istituzioni sul posto. “Puliamo il mondo” è una manifestazione nazionale e tutti i Comuni coinvolti oramai sostengono le iniziative sul proprio territorio: la nostra città invece, come sempre, risulta un’eccezione. Il nostro circolo, come tante altre associazioni culturali ed onlus afragolesi, si sente, e praticamente lo è, sempre solo durante le iniziative, soprattutto se si tengono in zone periferiche come le Salicelle. La giornata ha comunque visto l’impegno di tanti ragazzi e di persone che, vedendo dalle finestre del fermento sul campetto, sono scese dalle proprie abitazioni e ci hanno dato una mano. Siamo riusciti a togliere tantissima immondizia, a verniciare le porte ed abbiamo iniziato a creare le strisce per delimitare il campo. Il Comune poteva provvedere nell’occasione ad altre piccole ma importantissime mansioni, per noi impossibili da attuare, come ad esempio: ristabilire la corrente elettrica nei lampioni sopra il campetto, fornirci di attrezzatura minima per il completamento delle strisce sul suolo, fornire attrezzatura professionale per la raccolta dell’immondizia e per la pulizia dei giardinetti circostanti, inviare una squadra di vigili urbani per controllare la zona durante l’evento. Queste richieste sono lecite soprattutto se si pensa che quell’area è comunale e questi servizi dovrebbero essere periodicamente effettuati sul territorio. Il quartiere potrebbe potenzialmente diventare parte integrante del centro di Afragola, ricordiamo che all’interno del rione ci sono: un’area mercato mai messa in funzione, un ufficio postale mai inaugurato, una stazione di Polizia abbandonata, due parchi verdi per passeggiare completamente degradati e mai curati, il distaccamento dei Vigili del Fuoco, la caserma dei Carabinieri, il Tribunale e la Motorizzazione Civile. Insomma, basterebbe creare una vita sociale vera, aperta all’integrazione, introducendo i valori della legalità e del buon senso civile in un contesto al momento abbandonato a sé stesso. Gli abitanti delle torri. insieme all’associazione “il Salice”(che opera attivamente nel quartiere), si sono dati appuntamento a domenica 11 ottobre per completare la pulizia, Legambiente ovviamente sarà presente per concludere il lavoro iniziato: invitiamo a questo punto anche le autorità a partecipare all’iniziativa. Se non si agisce in fretta il territorio continuerà questa disgregazione sociale in atto già da qualche anno. Legambiente, così come le altre associazioni del territorio, continua imperterrita la sua attività, sperando di risvegliare le coscienze in preda al torpore del degrado. Qualcosa si sta muovendo, come testimonia anche il fatto che a breve, sul territorio afragolese, arriverà, con un coordinamento locale, anche “Libera”, l’associazione presieduta da Don Luigi Ciotti che da anni si batte tenacemente contro le mafie.
Andrea Valentino
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Pubblicato da valeand su Settembre 25, 2009
In Italia, paese nel quale ogni anno varie decine di miliardi di euro sfuggono al fisco, la stagione della lotta all’evasione fiscale è nel suo pieno. Spesso tacciato di lassismo, il governo di Silvio Berlusconi – proprio lui che ha messo al sicuro alcuni dei guadagni delle sue imprese grazie ad una miriade di società offshore – si schiera su due fronti: fermezza per qualcuno e clemenza per tutti gli altri. Con la prima si pensa di far dimenticare la seconda.
La fermezza ha beccato due star transalpine : il pornoattore dalle 1 400 « opere » Rocco Siffredi ed il calciatore argentino, ex stella del Napoli degli anno 1980, Diego Maradona. Il primo è sospettato di avere, insieme a sua moglie, sottratto circa 200 000 euro al fisco italiano, dichiarando di risiedere in Ungheria, base delle sue attività professionali. Ora, egli possiede una sontuosa villa a Roma, città nella quale ha anche acquistato, recentemente, una moto di grossa cilindrata ed un’auto di lusso. Il fisco italiano lo sospetta di aver creato delle società fittizie per nascondere i suoi guadagni, che sono stati sequestrati. “Incrociando le date di tutti i suoi acquisti, siamo arrivati alla conclusione che viveva almeno per metà dell’anno in Italia”, afferma il brigadiere capo della Guardia di Finanza di Chieti (Abruzzo), che conduce l’inchiesta. Leggi il seguito di questo post »
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